Solo sfortuna la morte di Almanzor

Alberto Cagnato

Prosegue il periodo nero dell’ostacolismo italiano e dell’ippodromo romano delle Capannelle. Dopo il dramma di due settimane fa con la rovinosa caduta nel grande steeple di Roma del fantino ventiduenne Mauro Branca, operato al cervello per un edema cerebrale e rimasto in coma per 6 giorni, domenica il fato avverso si è accanito sul 10 anni Almanzor, morto sul colpo nella gran corsa di siepi dopo uno scontro frontale con Terra Romana. Quest’ultima, dopo essere caduta al primo ostacolo, imprevedibilmente si è messa a galoppare contro il gruppo di cavalli che proseguiva la corsa in senso inverso. Inevitabile e violentissimo è stato lo scontro frontale con Almanzor che si spezzava l’osso del collo e moriva sul colpo, mentre Terra Romana se la cavava con qualche ammaccatura al pari del tedesco Dirk Fuhrmann, fantino di Almanzor.
Non è affatto cosa rara nelle corse ad ostacoli che un cavallo, dopo una caduta, prosegua la sua corsa senza fantino e talvolta passi anche per primo il traguardo. Ma che dopo una caduta imbocchi il tracciato del percorso in senso contrario, salti addirittura una siepe e finisca col piombare al centro del gruppo dei cavalli rimasti in gara, francamente non si era mai visto e non può essere che una tragica fatalità. Ne è convinto anche Enzo Mei, presidente dell’ippodromo delle Capannelle. «Terra Romana - spiega Mei - era scossa all’interno della diagonale e sembrava tranquilla. Nessuno avrebbe potuto immaginare che avrebbe saltato praticamente da ferma la siepe e si sarebbe diretta verso i cavalli che proseguivano sul percorso in senso inverso. Non mi è mai capitato di vedere una cosa simile in tanti anni di corse. Ho sentito accusare l’operato dei commissari di gara, rei secondo qualcuno di non aver suonato la sirena fermando così la corsa prima dell’incidente. Onestamente non mi sento di essere d’accordo con questa tesi: sono convinto che tutto si sia svolto in un lasso di tempo brevissimo e in circostanze del tutto imprevedibili».
Non appare, pertanto, condivisibile, a nostro avviso, l’intervento del senatore Giuseppe Scalerea, responsabile sport della Margherita, che vuole presentare un’interrogazione parlamentare sulla tragica corsa delle Capannelle. «Perché i giudici sportivi non hanno interrotto, la Gran Corsa Siepi?», si domanda il senatore Scalera che prosegue così: «Dopo la partenza una giovane cavalla è caduta al primo salto ma rialzatasi, si è scontrata con il super favorito Almanzor, che purtroppo è morto sul colpo. La decisione dei giudici di non sospendere la competizione dopo il primo incidente appare assai grave per due motivi: uno è certamente la morte del cavallo, l'altro è la penalizzazione di tutti quegli appassionati che avevano scommesso sul baio dato come favorito. L'interruzione della gara avrebbe infatti permesso agli scommettitori di recuperare i soldi delle puntate, cosa che sarebbe stata più corretta e in linea con lo spirito di questo sport che ogni domenica raduna alle Capannelle migliaia di spettatori». Secondo il senatore della Margherita «c'è da chiedersi poi, quale reale rispetto, anche in chiave animalista, si muova verso il principale protagonista, quel cavallo che sembra essere solo un elemento da utilizzare per le scommesse. Salvo poi disfarsene senza troppi complimenti al primo serio incidente, continuando con indifferenza il programma delle gare». Parole dure che però non tengono nel dovuto conto un concorso di circostanze sfortunate davvero incredibile contro il quale c’era ben poco da fare.