Solo Snai non ricorre al Tar

Filippo Grassia

Ricorsi a pioggia sul bando. L’unico operatore rimasto fuori dalla mischia è Snai che ha fornito, attraverso un’intervista del suo presidente Ughi ad Agicos, interessanti ragguagli di ordine economico: «A che servirebbe ricorrere al Tar? Snai non lo farà. Possiamo cambiare qualche aspetto formale della legge senza arrivare ad intaccarne i contenuti. Questo non vuol dire che un singolo concessionario non possa fare di testa propria. Ma non dobbiamo dare dei vantaggi, in ordine di tempo, ai competitor stranieri che si stanno organizzando per partecipare al bando. Previsioni? Le nostre si scontrano con quelle fatte in abbinamento alla legge che, se confermate, non darebbero alcuna resa. Un corner ippico, per stare sul mercato, deve raccogliere almeno 130mila euro l’anno, uno sportivo 50mila euro. Costi? Calcolando gli ammortamenti dei diritti, il peso della fidejussione e il pagamento dei servizi a Snai, un punto sportivo viene a costare 553 euro al mese contro i 409 di uno ippico». Sulla strategia della società, Ughi ha dichiarato: «Puntiamo al massimo possibile: 100 agenzie ippiche, 3800 corner ippici, 1260 fra corner e negozi dello sport. Questo è l’obbiettivo, ma non è detto che lo raggiungeremo in toto. Intendiamo tuttavia mantenere la leadership del mercato posizionandoci attorno a una presenza superiore al 60%. S’è parlato in questi giorni di offerte addirittura superiori ai 300mila euro. Sgomberiamo il campo dagli equivoci. Si tratta di cifre fuori mercato, possibili solo a quegli operatori che puntano ad una particolare concessione per rafforzare la propria territorialità in una determinata zona».
Ed eccoci alle associazioni (Utis, Sicon e Conari) che hanno fatto o faranno ricorso al Tar del Lazio, sia pure con sfumature diverse. Marzola, presidente Utis: «Noi vogliamo dare voce, supportare e magari risolvere quelle problematiche che hanno colpito le totoricevitorie pure. Sembra quasi che siano state dimenticate. C’è il rischio che con questo bando siano aggredite dalla politica espansionista dei grandi operatori, perdano la propria identità e si ritrovino con niente in mano dopo tanti anni di attività». Palmieri, presidente di Sicon, auspica la sospensione del bando «con l’auspicio che si apra un vero tavolo di consultazione e che il Governo apporti i giusti correttivi a una manovra che proietta centinaia di operatori nell’incertezza assoluta e molti altri alla chiusura definitiva». Questo il parere di Conari: «Il bando attuale è l’ultimo atto di una serie di sciagurate scelte fatte in maniera superficiale ed approssimativa, che non hanno mai tenuto conto delle leggi di mercato, delle norme europee e della necessità di tutelare una rete, seria ed affidabile, come quella delle ricevitorie italiane. Il provvedimento va impugnato anche perché si è sopravvalutata la capacità di raccolta delle scommesse. I numeri confermano che i fatturati, ippici e sportivi, non reggono una rete sovradimensionata come quella che si vuole creare».
Muro contro muro anche da parte del sindacato Sagisport. Nella circolare inviata agli associati, il presidente Passamonti scrive: «Quando saranno aggiudicati, i concorsi Totocalcio, Totogol, Big Match, Totip, Ippica Nazionale, con l’aggiunta delle scommesse sportive a quota fissa, potranno essere venduti solo dai punti che avranno vinto la gara. La rete attuale verrà smantellata». E ancora: «Migliaia di ricevitorie non potranno più vendere giochi né avere le scommesse, riducendo così notevolmente il fatturato: non riusciranno infatti ad avere i diritti disponibili, perché pochi rispetto alle ricevitorie esistenti e sarà costoso per gli operatori aggiudicarseli».