Solo spiaggia, canzoni e feste paesane nei Tgr della Rai

Continuiamo a ricevere in redazione lettere di telespettatori che si lamentano circa la qualità giornalistica dei Tgr della Rai in Liguria. Pubblichiamo qui di seguito quella del signor Pier Luigi Gardella, che ne riassume decine e decine, spiegando: «Mi piacerebbe aprire sulle pagine del Giornale un dibattito sul nostro Telegiornale Regionale della Liguria, perché mi sembra che il livello qualitativo di quanto la Rai genovese ci propone, stia progressivamente calando, sfiorando lo squallore.
Partendo dall'oggetto dei servizi noto che in questa stagione vanno di moda le code in autostrada, le spiagge affollate, il caldo e i temporali. Non c'è giorno che non se ne parli, e se ne parla per dire le cose più ovvie e scontate. Vorrei rivedere i servizi dello scorso anno, degli anni precedenti: a memoria, mi sembrano sempre gli stessi. Cambieranno forse le immagini, ma i contenuti restano quelli, con l'immancabile intervista al villeggiante sdraiato sotto l'ombrellone che dichiara pomposamente che viene al mare per riposarsi…
Poi le solite feste paesane, raccontate sempre nella stessa maniera, senza cercare minimamente di approfondirne la storia, la tradizione, ma puntando tutto sulla musica e sul mangiare».
«Non manca mai, poi - continua Gardella - la solita ricorrenza di qualche eccidio nazifascista, il cippo al partigiano, le commemorazioni, lo sdegno antifascista ecc. Sempre uguale.
Oggi poi abbiamo potuto godere di una «bucolica» e lunghissima intervista al Governatore della Regione che, ovviamente da buon proletario genovese, preferisce la tranquillità di Marzano di Torriglia (anche perché i viaggi all'estero li fa a spese della Regione per motivi istituzionali).
Meno frequenti, adesso, sono i servizi sulle fabbriche genovesi in difficoltà, che puntualmente ci erano propinati in era Biasotti, mentre basta un temporale per riproporci la storia del caro frutta e verdura sui nostri mercati, col pensionato o la massaia che dicono che i fagiolini sono aumentati di prezzo.
Puntuale poi è il solito servizio su Fabrizio De Andrè e sulle sue varie commemorazioni, le sue chitarre, i suoi dischi i premi a lui intitolati: senz'altro, influisce su questo mio giudizio, una personale antipatia verso questo signore (che Dio l'abbia in gloria) che risale a decenni addietro, ma tutta questa enfasi verso di lui mi sembra veramente esagerata».
La conclusione di Gardella è un appello: «Forse i lettori avranno altri spunti da segnalare, a cominciare ad esempio dai servizi che ci tediano durante la settimana del Festival di Sanremo. In quei giorni pare che in Liguria non succeda nient'altro, ma ovviamente il telespettatore che paga il canone è terribilmente ansioso di conoscere l'ora di arrivo al teatro Ariston della starlette di turno