Solow: la nuova Milano ricominci dal design

L' Expo sarà uno stimolo importante nel breve periodo, ma Milano, per garantirsi una crescita a lungo termine, deve investire su ciò che sa fare meglio, prima di tutto il design. Parola di Robert Solow, premio Nobel per l'economia nel 1987 e professore emerito del Mit di Boston. Solow è in Italia per la quinta Summer School dell'Iseo, l'Istituto di studi economici e per l'occupazione fondato 10 anni fa da Franco Modigliani: una settimana di corsi tenuti da docenti prestigiosi e da ben quattro premi Nobel, che dal 21 giugno hanno richiamato sulle rive del lago d'Iseo, in provincia di Brescia, 70 studenti provenienti dalle migliori università di 23 Paesi del mondo. Solow, attuale presidente dell'Iseo, partecipa agli incontri dal 2005 e ben conosce la realtà italiana. Così, nella pausa tra una lezione e l'altra, si presta volentieri ad analizzare le prospettive di sviluppo del capoluogo lombardo, in vista della esposizione internazionale del 2015.
Milano ha investito moltissimo sull'Expo. A suo parere, si tratta di una reale opportunità di crescita per la città?
«L'Expo sicuramente avrà ricadute positive in termini economici, per Milano e forse per il Paese intero. Ma solo nel breve periodo. Non credo infatti che possa avere effetti significativi sullo sviluppo a lungo termine, che dipende da alcuni fattori fondamentali su cui un'esposizione non può influire più di tanto: per esempio, dal capitale umano dell'area e dalla capacità di Milano di attrarre le aziende e favorire l'innovazione. Più in generale, poi, presuppone buone politiche economiche a livello nazionale ed europeo».
Non crede che l'evento possa incentivare investimenti di ampio respiro?
«Facciamo un esempio. Supponiamo che un'azienda debba investire milioni di euro in laboratori di ricerca. Non sceglierà di localizzarli a Milano solo perché ospita l'Expo, ma considererà piuttosto costi e vantaggi ad impiantarli qui. In questo senso, l'Expo potrebbe avere una funzione importante: far conoscere alle imprese le potenzialità dell'area. Ciò che l'evento può fare, con effetti di lungo periodo, è proprio garantire al business internazionale informazioni valide sul sistema economico milanese. Ma è un risultato che si potrebbe raggiungere anche attraverso altre strade, ben prima del 2015.
Su che cosa dovrebbe puntare quindi Milano?
«Dovrebbe investire su ciò che sa fare meglio. In passato uno dei suoi maggiori punti di forza è stato il design, perciò, se io oggi fossi il "duca Visconti", signore di Milano, mi chiederei dove applicare questo talento in futuro. Anche perché, man mano che il mondo diventa più ricco, cresce la necessità di design di alta qualità. Magari non si tratterà più dei prodotti classici, come i vestiti di alta moda, ma, per esempio, di mobili creati con materiali innovativi. Il punto è che la creatività milanese deve essere utilizzata in nuovi settori. Nell'industria, ma - perché no? - anche nei servizi, facendo attenzione ai bisogni di mercati in forte crescita come quello asiatico. Cosa può servire per esempio nelle case della classe media cinese? Milano oggi dovrebbe chiedersi questo».
In vista dell'Expo il sindaco Letizia Moratti si è impegnata in progetti di microcredito. Secondo lei è uno strumento efficace?
«Nei Paesi in via di sviluppo si è dimostrato molto utile, già in passato ha dato ottimi risultati, migliorando la condizione di vita delle popolazioni e stimolando l'avvio di un tessuto economico. Non penso che possa funzionare altrettanto bene negli Stati a medio reddito, ma per i Paesi più poveri è realmente uno strumento prezioso di sviluppo economico».