Soltanto due modi diversi di pregare

C'è un vecchio detto, le cui origini sono incerte, che dice che la santità della Chiesa è dimostrata dal fatto che da 2000 anni esiste … malgrado i preti. Purtroppo oggi lo stato deplorevole in cui si trova parte della gerarchia ecclesiastica non è completamente imputabile alle singole persone. Molti hanno visto nel Concilio Vaticano II non un semplice concilio pastorale senza nessun valore dogmatico, come voluto dal B. Giovanni XXIII e confermato da Paolo VI, ma una specie di 1789 (rivoluzione francese) con il conseguente crollo della disciplina nei seminari, l'impoverimento della liturgia, la perdita del senso del sacro, la distruzione di molti altari di grande pregio artistico nelle chiese e una generalizzata diminuzione della Fede.
La Messa di Paolo VI, papa che ingiustamente aveva cercato di impedire alla Messa fino allora in uso di sopravvivere, era la bandiera di quello spirito sovvertitore. La solennità delle celebrazioni lasciava il posto ad un rito di diversa impostazione. La liturgia latino gregoriana è la liturgia del cielo sulla terra, un cielo che s'impone alla terra nella sua radicale e sontuosa diversità; la liturgia moderna si può definire invece del cielo per la terra con la preoccupazione di adattarsi al mondo ed alla sua mentalità. L'una esprime più il concetto di gerarchia della Chiesa, cioè del farsi guidare dai sacerdoti verso la vita eterna, l'altra predilige lo spirito di comunione fraterna.
Dopo quarant'anni, in cui la nuova Messa è divenuta la regola e si presta senz'altro ad essere celebrata degnamente, bisogna evitare che la diversità dei riti provochi delle divisioni: sono solo due modi diversi di pregare. Papa Benedetto XVI, ha definito la questione fino allora irrisolta, vuoi per ostilità, vuoi per indifferenza, in modo infallibile con un atto del Magistero ordinario: il Motu proprio «Summorum Pontificum» di cui i punti salienti sono la libertà liturgica e la conferma che l'antico messale non era mai stato abolito. Questo implica che anche la Bolla di San Pio V, «Quo primum tempore» che aveva codificato la Messa, che da lui prende il nome, dopo il Concilio di Trento e la gran confusione che aveva causato la Riforma protestante, è sempre in vigore. Quel documento al punto VII recita: «In virtù dell'Autorità Apostolica, Noi concediamo, a tutti i sacerdoti, a tenore della presente, l'Indulto perpetuo di poter seguire, in modo generale, in qualunque Chiesa, senza scrupolo veruno di coscienza o pericolo di incorrere in alcuna pena, giudizio o censura, questo stesso Messale, di cui dunque avranno la piena facoltà di servirsi liberamente e lecitamente: così che Prelati, Amministratori, Canonici, Cappellani e tutti gli altri Sacerdoti secolari, qualunque sia il loro grado, o i Regolari, a qualunque Ordine appartengano, non siano tenuti a celebrare la Messa in maniera differente da quella che Noi abbiamo prescritta, né, d'altra parte, possano venir costretti e spinti da alcuno a cambiare questo Messale».
Nel documento di Benedetto XVI è scritto fra l'altro, che il Messale Romano promulgato da San Pio V e nuovamente edito dal B. Giovanni XXIII deve essere considerato come espressione straordinaria della stessa «lex orandi» e deve essere tenuto nel debito onore per il suo uso venerabile e antico…. Perciò è lecito celebrare il Sacrificio della Messa secondo l'edizione tipica del Messale Romano promulgato dal B. Giovanni XXIII nel 1962 e mai abrogato, come forma straordinaria della Liturgia della Chiesa (art.1). Poi: Se un gruppo di fedeli laici non abbia ottenuto soddisfazione alle sue richieste da parte del parroco, ne informi il Vescovo diocesano. Il Vescovo è vivamente pregato di esaudire il loro desiderio. Se egli non può provvedere per tale celebrazione, la cosa venga riferita alla Pontificia Commissione «Ecclesia Dei» (art.7). Ragion per cui chiunque, vescovo, parroco o sacerdote di qualche ordine religioso, non solo impedisca di celebrare la santa Messa secondo il rito tradizionale, ma anche non venga, senza una ragionevole causa incontro al desiderio di un gruppo di fedeli che ne facciano richiesta, manca di carità e compie un grave atto di disobbedienza, che potrebbe pure essere sanzionato canonicamente.
Per terminare vorrei solo accennare alla querelle sul sacerdote che «volta le spalle ai fedeli». Prima di diventare Papa, nel suo libro intitolato «Introduzione allo spirito della liturgia», pubblicato nel 2001 dalle Edizioni San Paolo, Joseph Ratzinger aveva auspicato il ritorno alla Messa celebrata con il sacerdote e i fedeli rivolti verso Oriente - il luogo dal quale ritornerà il Signore - come è stato per lunghi secoli fino alla riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II (non «del Concilio»). Il Cardinale Ratzinger lamentava che nella celebrazione con l'altare rivolto verso il popolo, com'è oggi quasi ovunque (Genova un po' si salva grazie al Cardinal Siri), il prete «diventa il vero e proprio punto di riferimento», e tutto sembra terminare «su di lu»". E così «l'attenzione è sempre meno rivolta a Dio». Nel libro l'allora Prefetto osservava che, «al di là di tutti cambiamenti, una cosa è rimasta chiara per tutta la cristianità, fino al secondo millennio avanzato: la preghiera rivolta a Oriente è una tradizione che risale alle origini ed è espressione fondamentale della sintesi cristiana di cosmo e storia». L'Oriente significava infatti l'annuncio del «ritorno del Signore» e l'Oriente nelle chiese è rappresentato dal tabernacolo dell'altar maggiore.