Soltanto il movimento di una palpebra per sentirsi vivi anche durante l’agonia

I film penitenziali, mostrando malati inguaribili, sono la forma attuale del «memento mori». In un'epoca secolarizzata, più che al pentimento, però, inducono alla profilassi, specie se le patologie sono le più note. Non lo è quella dello Scafandro e la farfalla di Julian Schnabel, che somiglia a un ictus. Undici anni fa essa colpì il quarantenne direttore della rivista francese Elle, Jean-Dominic Bauby, lasciandogli quattordici mesi d'agonia, il tempo per dettare in codice Morse - battendo una palpebra, unica parte del corpo che controllasse - il libro dal quale il pittore-regista Schnabel (Basquiat, Prima che sia notte) ha tratto questo film talora innovativo del filone ospedaliero. Ben interpretato da Mathieu Amalric, premiato all'ultimo Festival di Cannes, Lo scafandro e la farfalla vi varrà come fioretto, se non fate volontariato.
LO SCAFANDRO E LA FARFALLA di Julian Schnabel (Francia, 2006), con Mathieu Amalric, Emmanuelle Seigner. 112 minuti