Soltanto una rinuncia graduale abbatte la dipendenza dal fumo

Oggi in Italia ci sono 13 milioni di fumatori. Coloro che «vorrebbero» (il condizionale è d’obbligo) smettere di fumare sono soltanto cinque milioni. Martellanti campagne d’informazione hanno sottolineato i danni di quest’antichissima abitudine: danni (al cuore, all’apparato respiratorio, all’esofago, alle arterie, al rene) gravi e quasi sempre irreversibili. Spesso, la «dipendenza» è insuperabile. Coloro che la sconfiggono ottengono il risultato sperato gradualmente: non con una brusca interruzione ma con una progressiva riduzione del numero di sigarette fumate... e con qualche aiuto esterno.
Per parlare del problema, importantissimo sul piano della salute pubblica, si sono dati appuntamento a Helsingborg (una bella città svedese cullata dal vento del Nord) oncologi, pneumologi ed esperti di mercato. Il professor Philip Tonnesen, dell’Università di Copenaghen, ha dato una bella definizione di «dipendenza»: la necessità impellente di fumare mezz’ora dopo il risveglio. Il dottor Roberto Boffi, che dirige il Centro antifumo dell’Istituto nazionale dei tumori, ha affermato che esiste uno «strumento terapeutico» che aiuta il fumatore nel suo percorso di disassuefazione: la nuova formulazione di Nicorette alla menta. Fino ad oggi, sono stati condotti 50 studi clinici che ne hanno dimostrato l’efficacia su un totale di diciottomila fumatori.
I soggetti sottoposti a questo trattamento hanno visto raddoppiare la possibilità di riuscire a smettere di fumare. Ma la «cura», se così si può dire, deve durare da sei mesi a un anno, senza interruzioni, come ha confermato Fabrizio Contardi, della Pfizer consumer health care, ricordando che sono più numerose le donne che tentano di smettere.