Soltanto se finisce nel pallone Atene ritrova l’amor di patria

Il Caso a volte può inventarsi di tutto. Calimero, o è Kalimera?, l’hanno preso di mira fin dal primo giorno, prigioniero della sua fragilità, condannato ad essere ultimo, la sensazione che ti viene quando sei impantanato dentro quello che sei e non ci puoi fare niente. Europei di calcio, la Repubblica Ceca infila due gol nei primi sei minuti della prima partita e tutti a darsi di gomito: «La Grecia paga caro i suoi errori...». Più che un risultato una profezia, una maledizione, una scommessa persa in partenza, facile fare i ricchi con i poveri. Seconda partita, Capitan Karagounis tira addosso a Tyton il penalty contro la Polonia e tutti a fare gli spiritosi: «Il rigore non si addice alla Grecia...». La beffa che gioca insieme al danno. É così la Grecia del pallone lo specchio della Grecia nel pallone, una squadra perduta sposata ad una causa sbagliata. Dovevano uscire dall’Euro, cioè da Euro 2012, in coda alla classifica con un punto e basta e a casa la dracma a fare rima con il dramma. Ma c'è sempre un'altra possibilità se sei ultimo, per un giorno anche alla disperazione può essere offerta un'occasione. E così Capitan Karagounis, sempre lui, ha capovolto pronostici e Cassandre, scaricando istinti e rabbie feroci sull’imbattibile Russia, replicanti senz'anima in un universo freddo, terza partita, ultima spiaggia, uno a zero, quarti sicuri, a casa ci tornano gli altri.
In Grecia si fa festa invece, davanti ai maxischermi, nelle piazze in attesa del giorno del giudizio, del voto che decide i destini della Patria, i leader di Nea Dimokratia e Syriza, principali sfidanti alle elezioni, che nella notte celebrano i nuovi eroi, il trionfo della speranza sulla necessità: «Ci avere resi di nuovo orgogliosi - scrive ai giocatori Antonis Samaras, presidente di Nea Dimokratia - In questi tempi difficili, siete voi che avate ridato speranza ai greci». «Congratulazioni ai giocatori per la grande vittoria - twitta Alexis Tsipras, leader di Syriza - Adesso tocca al popolo avere la propria lotta, la propria partita: anche alle urne la speranza batterà la paura». La paura in realtà è la stessa di prima, ma la rabbia adesso di più, come ai trecento delle Termopili la vera forza di uno spartano è il guerriero che ha al fianco. Passi il turno e cosa dici? Adesso la Spagna ci deve temere? Ora l’Italia ha un avversario in più? Anche l’Inghilterra deve aver paura di noi? Macchè: «Adesso la Merkel deve rispettarci». Parola di Capitano Karagounis, figlio di una crisi, di una depressione, di una guerra civile, ma ora anche simbolo del futuro del bisogno di credere in qualcosa di straordinario, della voglia di riprendersi un giudizio meno crudele. «Noi ci siamo ispirati dalla storia della Grecia» ha risposto l’allenatore Fernando Santos al giornalista irlandese che gli chiedeva se i consigli della Merkel, cioè Atene scelga un governo che rispetti l’austerità, avesse avuto un qualche effetto stimolante sui suoi giocatori. Parla come Leonida: «Il popolo greco ha grande orgoglio per la propria storia e merita il rispetto di tutti. La civiltà, la democrazia e le scienze sono iniziate in Grecia. È difficile che altri ci diano lezioni». Negli studi della tv pubblica Ert-1 esplode l’entusiasmo dei commentatori e sventola la bandiera, per loro Santos, parere appena appena deformato dalla retorica, è «il più greco dei greci». Già perchè Santos non è del posto ma quasi, un fratello che ha la fiducia testarda che soltanto i piccoli sanno di avere e che sa che è accettarsi la partita più dura. Una squadra di greci allenati da un portoghese, che costruiscono il successo su un fallimento, una cronaca che sembra rovesciata e che non finisce qui.
Perchè chi ti tocca il prossimo turno il 22 di giugno, quarti di finale, dentro o fuori? I tedeschi, gli angeli della Merkel, padri e madri di tutti gli spread, quelli che hanno sempre una parola cattiva per tutti. Sembra fatto apposta. Non si sa se sarà rivincita e riscatto contro la signora di ferro che li spinge sul baratro con l'aria di chi vuole salvarli, ma per la Germania, sarebbe stato meglio incontrare il Brasile, il Resto del Mondo, gli All Blacks, i Dallas Cowboys. Perchè la partita va onorata in ricchezza e in povertà e nulla nel calcio è più scontato dell’imprevedibile. Il peggio per la Grecia non è passato e forse non passerà mai. Ma l'orgoglio è il paziente rabbioso della dignità.
Commenti

nino47

Lun, 18/06/2012 - 09:24

un articolo del genere fatto da noi italiani suona come il "cornuto" che il bue rivolse all'asino....

nino47

Lun, 18/06/2012 - 09:24

un articolo del genere fatto da noi italiani suona come il "cornuto" che il bue rivolse all'asino....