Soltanto tre regioni si salvano dal flop delle puntate sportive

Il calcio continua a farla da padrone nelle scommesse sportive, anzi ha incrementato la quota rispetto agli altri sport portandosi nel mese di aprile al 91,31% contro il 3,94% del basket e il 2,34% del tennis. A distanza segue il volley con lo 0,91%. In totale questi quattro sport hanno totalizzato il 98,50% di tutto il movimento. Praticamente un monopolio. Al resto le briciole. Eppure proprio il calcio – con un campionato senza appeal nella parte finale, caratterizzato da partite inutili ai fini della classifica o con risultati scontati per via degli incroci fra squadre alla ricerca di punti ed altre con la testa al mare – ha penalizzato la raccolta complessiva.
Se a queste considerazioni aggiungiamo il fatto che i club italiani sono precocemente e drasticamente scomparsi dalla Champions League e dalla Europa League, ci accorgiamo che il movimento tutto sommato ha retto dignitosamente in una stagione povera di contenuti e di emozioni, fra l’altro preceduta dal flop della nostra nazionale alla Coppa del Mondo. In complesso, secondo i dati ufficiali forniti da Aams, il mercato delle scommesse sportive a quota fissa ha confermato ad aprile il trend negativo iniziato qualche mese or sono con una diminuzione del 14,43%. Nel primo quadrimestre la flessione è stata pari all’8,41% rispetto all’analogo periodo del 2010. E quindi, a meno d’un improbabile cambio di tendenza, il settore è destinato a finire il 2011 con il segno negativo: sarebbe la prima volta dall’anno dell’apertura ufficiale delle scommesse sportive in Italia che risale al 1998.
I motivi sono tanti. C’è una rete parallela che fa concorrenza, e che concorrenza, a quella ufficiale. Ma c’è anche una ridotta autonomia degli operatori nella proposta del palinsesto che, per quanto variegato, è uguale su tutti i fronti. Un modello superato. E il formato della Serie A con 20 squadre e senza playout non funziona. Aumenterà invece l’interesse in Serie B qualora il presidente Abodi riesca a introdurre i rigori alla fine delle partite finite in parità. Ma è urgente che Aams prenda di petto il problema per sollevare un settore in flessione. La raccolta è negativa in tutte le regioni ad eccezione del Molise (+ 5,07%), della Lombardia (+ 4,90%) e soprattutto dalla Valle d’Aosta che ad aprile presenta un incremento «monstre» del 361,79% rispetto allo stesso mese dell’anno passato con un passaggio da 216 a 998 milioni.
E proprio dalle Valle d’Aosta arrivano squilli importanti. Decisivi due fattori: da una parte l’aumento dei punti di raccolta con l’insediamento in questa regione di molti di quei punti rimasti scoperti al tempo della Legge Bersani e considerati «indefiniti»; dall’altro il contemporaneo e forte contrasto al gioco illegale.
In soldoni la raccolta, rientrata nei canali ufficiali, è aumentata di oltre 700 milioni da un anno all’altro. Un’esperienza vincente. È quanto chiedono i concessionari. Altrimenti gli operatori che hanno sborsato somme considerevoli per vincere i bandi non ce la faranno a sostenere l’urto di quei bookmaker che raccolgono scommesse senza aver investito un euro e non pagano l’imposta fiscale. Indipendentemente dalle norme, la differenza è enorme. L’unico dato positivo di aprile per gli operatori riguarda il pay-out che è sceso al 70,61% e ha portato un margine di oltre 92 milioni.