LA SOLUZIONE-BEFFA PROPOSTA DALL’ASSESSORE BATTAGLIA

I lavoratori interinali invitati a dare le dimissioni

Triste vita quella dei precari che sperano in una stabilità lavorativa che, almeno a partire dal 2009, dovrebbe avere luogo. Ma il condizionale è d’obbligo, visti gli ostacoli da superare prima che tutto andrà nel verso giusto, contando che il rischio per i lavoratori interinali è che passino da precari a disoccupati. Già, infatti i provvedimenti che almeno nell’ambito delle aziende sanitarie (lì dove c’è il maggior numero di precari) dovrebbero essere attuati hanno del grottesco. Il lavoratore precario per approdare alla selezione dovrà prima di tutto rinunciare al posto di lavoro, ossia licenziarsi dalla cooperativa, e poi iscriversi nelle liste di collocamento e da quel momento in poi, attendere la chiamata per accedere al corso di formazione e tirocinio. Nel frattempo tuttavia nelle tasche dell’ex precario, ormai disoccupato, non verrà versata neppure la quota di disoccupazione visto che, da solo, avrebbe scelto la strada del licenziamento. Poco male se i tempi d’attesa per il percorso di reinserimento fossero sufficientemente brevi ma non sembra essere così favorevole né la tempistica né il percorso di selezione. Infatti è la Fials Confsal regionale che non ne fa solo una questione di tempo ma di metodo e di normative contrattuali oltre che del rispetto degli accordi sindacali contando che «questi stessi provvedimenti, si basano solo su normative e percorsi desueti che nulla hanno a che fare con la realtà odierna e con le leggi in vigore. Infatti a parte la macchinosa organizzazione il lavoratore già prima di accedere agli opportuni corsi di formazione e tirocinio deve essere valutato nella graduatoria di merito. A parte che questo iter non garantisce nessuno ma poi, il precario formato, potrà accedere ai ruoli sanitari in pianta stabile solo dopo una successiva selezione».
Malgrado queste considerazioni che vanno a individuare un provvedimento di sanatoria farraginoso, sui tavoli dei direttori sanitari delle aziende sanitarie, sono già arrivate due circolari dell’assessore alla Sanità Augusto Battaglia che sanciscono i passi del percorso a ostacoli. Lo stesso percorso che è stato criticato pure dalla Cgil che lo va a definire come «un tortuoso e rischioso itinerario nel quale i lavoratori rischierebbero di passare da precari a disoccupati mentre - come specifica il segretario regionale Cesare Caiazza - le trasformazioni devono prevedere trasformazioni contestuali di licenziamento e assunzione». Tuttavia per il sindacato autonomo c’è di più: la logica dei due pesi e due misure. Vale a dire che «mentre i precari delle coop dovranno attendere chissà quanto prima di venire regolarizzati per alcuni fidi collaboratori il percorso di assunzione ha un sapore meno amaro - spiega il segretario regionale della Fials Gianni Romano -. La giunta Marrazzo infatti continua a utilizzare, per affidare incarichi fiduciari, assunzione a tempo determinato, contratti e collaborazioni ai sensi del decreto legge 368/2001. È scontato che noi consideriamo questo metodo discriminatorio dove, i precari di serie A, inquadrati come funzionari e dirigenti vengono inseriti nelle file della pubblica amministrazione ai sensi di legge, per gli altri, i precari di serie B, il percorso diventa quasi intollerabile per sopraggiungere all’inquadramento definitivo».