«La soluzione? Il partito unitario subito»

Il ministro: nell’Udc c’è chi teorizza la disfatta elettorale, convochiamo gli organi direttivi per chiarire la nostra linea

Francesco Kamel

da Roma

Carlo Giovanardi, ministro per i Rapporti con il Parlamento ed esponente dell'Udc, ritiene «opportuno che si riuniscano gli organi di partito per chiarire meglio a iscritti ed elettori quale linea vogliamo perseguire».
Perché ha chiesto questa nuova riunione a pochi giorni da quella di Palo Laziale?
«La riunione di Palo Laziale è stata costruttiva e serena. Dopo una discussione approfondita, abbiamo avanzato una precisa proposta politica: la riforma elettorale proporzionale. Ma da quella riunione alle dichiarazioni di alcuni miei colleghi di partito di questi giorni ce ne passa. Da qualcuno è stata anche teorizzata la disfatta elettorale dell'Udc per raggiungere non si sa quali vantaggi politici. Per questo ho ricordato le scelte dell’ultimo segretario Dc Mino Martinazzoli».
Il partito è diviso?
«L'Udc è un partito democratico ed è un bene che ci sia dialettica interna. Ma gli organismi del partito si devono esprimere rispetto a prospettive concrete, che sono dietro l'angolo, anche perché le elezioni sono vicine e le nostre preoccupazioni aumentano».
Rispetto a cosa?
«Rispetto a quello che dice Romano Prodi che fa dichiarazioni sull'Irak, sui Centri di permanenza temporanea e ora anche sulle coppie di fatto che lo rendono sempre più simile a Zapatero come ha giustamente rilevato Marco Follini. Determinati schemi che si ritenevano liquidati dopo il referendum sulla fecondazione assistita vengono invece riproposti».
A che punto è la trattativa con gli alleati sulla riforma elettorale proporzionale?
«Dagli alleati ci sono stati riscontri positivi. E già da questa settimana alla Camera si deve lavorare per far diventare realtà questa nostra proposta».
Il voto sulla riforma dello Stato con il federalismo sembra essere diventato un sacrificio per l'Udc tanto che alcuni chiedono che, prima del varo definitivo, venga approvata la riforma elettorale.
«Torno al concetto di lealtà a cui mi sono ispirato in tutta la mia esperienza politica. Questa maggioranza è nata con un accordo politico prima e di governo poi che comprendeva la riforma dello Stato. Una riforma federalista che riequilibra quello che ha combinato il centrosinistra nel 2001, stravolgendo il rapporto tra Stato e Regioni. Questa nostra riforma è nel programma che abbiamo sottoscritto ed è frutto anche del lavoro dell'Udc e in particolare del senatore D'Onofrio. Non è una cosa “altra” rispetto a noi. Per questo io la difendo e la voterò perché è necessaria».
Sulla leadership del centrodestra, l'Udc ha detto tutto e il suo contrario. Come stanno le cose?
«Il primo problema è la legge elettorale. Ma il secondo problema è costruire il partito unitario del centrodestra che poi darà le investiture per i vari ruoli della coalizione: il candidato premier, il segretario e via dicendo. Questo partito può raggiungere il 40% dei consensi e può risolvere tutti i problemi del centrodestra».
Ma è un'ipotesi che sta ancora in piedi?
«Non capisco perché non dovrebbe esserlo. Prima della pausa estiva ci siamo lasciati con i costituenti, con Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini e Marco Follini e ci siamo dati appuntamento al 20 settembre».
Rispetto alla legge elettorale è vero che l’Udc punta sempre più al modello utilizzato per le elezioni provinciali?
«Penso che gli esperti della commissione Affari costituzionali devono fare bene il loro lavoro e che non è un compito facile. Credo sia giusto fare una riforma elettorale in senso proporzionale che salvaguardi il bipolarismo. I partiti infatti si devono alleare prima delle elezioni sulla base di un programma. Guai invece a pensare a un sistema in cui la gente va a votare e poi i partiti si mettono d'accordo».