«La soluzione è un termovalorizzatore in porto»

(...) ha chiesto lumi a scienziati, medici e amministratori pubblici. Poi ha tratto le conclusioni. Sconfortanti per Genova che è proiettata - «se le cose non cambiano in fretta, e le istituzioni locali non si svegliano», incalza il senatore azzurro - verso un futuro nero, nerissimo, «dello stesso colore del percolato che scorre dalla discarica di Scarpino verso il mare».Tutte considerazioni, del resto, che Grillo ha messo nero su bianco in tempi insospettabili, e persino in una conferenza pubblica organizzata dal Circolo di Genova Levante: «Altro che Cassandra - spiega, mostrando carte, fotografie e diagrammi -. Ho segnalato per tempo il problema a chi di dovere, con tanto di dati e cifre. Ma i miei interlocutori, innanzi tutto Regione, Provincia e Comune di Genova fanno orecchie da mercante, perpetuando una situazione destinata a diventare drammatica».
L’analisi di Grillo parte da Scarpino, la discarica sulle alture del ponente genovese che è già stata dichiarata «esausta», ma continua a ricevere spazzatura. «Facciamo due conti, così si capisce meglio - aggiunge il senatore, membro della Commissione Lavori pubblici di Palazzo Madama - perché dico che Genova sta peggio di Napoli: in provincia, in un anno, si producono circa mezzo milione di tonnellate di rifiuti solidi urbani. Di questi, oltre l’80 per cento va in discarica. Cioè, viene caricata ogni giorno su un centinaio di camion e scaricata a Scarpino, su un’area gestita dall’Amiu. Si è parlato e si continua a parlare di inceneritore, termovalorizzatore, incremento della raccolta differenziata, ma sostanzialmente non si fa nulla». E i rifiuti vanno sempre a finire in discarica. In compenso prosegue il dibattito sterile sul sito migliore in cui collocare l’impianto di smaltimento: a Scarpino, in porto (che sarebbe la soluzione più logica) o altrove.
Grillo si infervora, e snocciola documenti inoppugnabili: «È vero che finora la città non ha assunto l’aspetto di Napoli o di altre località della Campania, ma è solo per una differenza nel numero di abitanti. In proporzione, però, siamo già oltre, anche perché un impianto di smaltimento non si fa in due giorni...». Il senatore di Forza Italia sottolinea le responsabilità politiche: «Dobbiamo alla fantasia dei Verdi ambientalisti se abbiamo buttato tempo e soldi inseguendo la chimera della raccolta differenziata. Ricordate le decisioni della giunta regionale di centrosinistra presieduta da Giancarlo Mori, e l’enfasi con cui gli assessori all’Ambiente propagandavano la necessità di costruire impianti di Cdr, il combustibile da rifiuti?». Purtroppo il Cdr finisce quasi sempre nelle discariche: «Ribadisco: Napoli non è invasa dai rifiuti! E’ invasa da balle di Cdr. Le maggiori speculazioni che si compiono a Napoli oggi le realizzano i proprietari di capannoni che affittano aree di stoccaggio a prezzi stratosferici». La soluzione vera non può che essere il termovalorizzatore: «Quelli della dell’ultima generazione - aggiunge Grillo - inquinano assai meno e permettono di recuperare energia da mettere in rete». Lo dimostra la loro ubicazione in aree di pregio artistico, turistico, culturale. Succede così a Brescia, dove l’impianto di smaltimento fornisce energia alla città, e a Bergamo, dove col passaggio dalla discarica al termovalorizzatore, negli ultimi vent’anni si è registrato nella popolazione residente un abbattimento del 90 per cento dei casi di tumore. Succede anche all’estero, a Montecarlo, in pieno centro cittadino, a Vienna, a Palm Beach. Nell’isola di Man, regione autonoma al largo della costa inglese, il termovalorizzatore di Richmond Hill tratta rifiuti urbani, pneumatici, carcasse animali e scarti alimentari.
«Eppure il mio quasi omonimo Beppe Grillo, che pure passa da ambientalista - tuona ancora il senatore - spara a zero sui termovalorizzatori, e c’è anche qualcuno che lo ascolta!». La più recente «uscita» del comico-predicatore è di queste ore: «Questi politici cazzoni vanno eliminati, tolti di mezzo» sostiene, in collegamento telefonico con i manifestanti a Pianura. E invoca «una legge d’emergenza contro l’utilizzo della plastica, del monouso e dell’usa e getta. Questa è un’emergenza per fare inceneritori sovvenzionati dalle tasse pagate dai cittadini. È necessario invece fare meno rifiuti e quindi vietare per legge l’uso della plastica». Solo chiacchiere, conclude Luigi Grillo: «Il Paese, in materia di gestione dei rifiuti, è arretrato. Ma il ruolo di fanalino di coda è della Liguria, a partire dalla situazione critica, sotto il profilo ambientale, economico e gestionale della discarica di Scarpino. L’Europa ci sollecita a limitare sempre di più lo smaltimento dei rifiuti in discarica. Ma resta l’equivoco di una politica che, a Genova, ha finito per prevalere: quella di demonizzare in vario modo la realizzazione di un termovalorizzatore per favorire implicitamente il fenomeno di una situazione veramente scandalosa come quella di Scarpino».