Somalia, giustiziato chi non prega

Un notabile integralista: «Bisogna rivolgersi ad Allah 5 volte al giorno»

da Mogadiscio

Dopo avere messo al bando i Mondiali di calcio in Tv nel nome della sharia (la legge islamica), le Corti islamiche, che il 4 giugno hanno preso il potere a Mogadiscio, sempre nel nome della sharia intendono condannare a morte coloro che non reciteranno le cinque preghiere al giorno previste per i musulmani. Lo ha annunciato nei giorni scorsi, ma lo si è appreso soltanto ieri, un influente religioso della capitale somala, Sheikh Abdalla Ali, il quale ha detto che il provvedimento sarà esteso a buona parte del sud della Somalia.
Sheikh Abdalla Ali, uno dei fondatori del Consiglio islamico somalo, ha ricordato che «la sharia ordina la condanna a morte di tutti i musulmani che non assolvano all’obbligo delle preghiere quotidiane». Seguire alla lettera le indicazioni della legge coranica, ha aggiunto, «permetterà a tutti una vita prospera e pacifica».
Questo tipo di esternazioni, frequenti e mai smentite, contrastano seccamente con le posizioni ufficiali della dirigenza musulmana di Mogadiscio, nelle mani dei radicali, che ancora giovedì, incontrando delegazioni estere di alto livello, mostravano un volto molto dialogante, salvo sul punto - per loro irrinunciabile - del rifiuto di truppe straniere per garantire la pace sul territorio: «Inutile e dannoso», hanno ribadito.
Gli integralisti hanno preso il controllo della capitale sconfiggendo i “Signori della guerra” (appoggiati da Washington), ma questi ultimi oppongono ancora resistenza in alcune parti del Paese, come nelle province a sud di Mogadiscio, dove è particolarmente alta la tensione tra i miliziani del locale “Signore della guerra”, Abdi Qaeybdid, e quelli delle Corti islamiche. Secondo la radio somala “Shabelle”, i miliziani di Qaeybdid hanno interrotto l’unico passaggio che collega la capitale al sud della Somalia, esercitando controlli rigorosi su chiunque vi transiti.
La situazione ha messo in allerta i miliziani integralisti, che si sono posizionati nella stessa zona, in attesa di sferrare un attacco. Si attende quindi da un momento all’altro l’inizio di una nuova battaglia.