Somalia, l’incubo è finito Liberi i due italiani rapiti

L'incubo è finito: rapiti tre mesi fa i cooperanti Jolanda Occhipinti e Giuliano Paganini saranno di ritorno oggi in Italia. Giallo sul pagamento di un riscatto

Sono stati liberati ieri i due italiani rapiti il 21 maggio in Somalia: Jolanda Occhipinti e Giuliano Paganini. Sono arrivati ieri a Nairobi, in Kenya, e oggi saranno in Italia. Stanno bene, hanno detto al telefono alle rispettive famiglie dopo il rilascio. Non è stato pagato riscatto, ha dichiarato la Farnesina. Secondo fonti somale, però, i rapitori avevano chiesto circa un milione di dollari. Non è stato rilasciato Abdelrahman Yusuf Arale, collega somalo sequestrato con gli italiani, di cui non si sa nulla.

Occhipinti, 51 anni, infermiera di Ragusa, e Paganini 66 anni, agronomo di Pistoia, al momento del rapimento si trovavano nella cittadina di Awdheegle, 65 chilometri a sud della capitale Mogadiscio. Lavorano per un’organizzazione non governativa, la Cins, Cooperazione italiana Nord-sud, ed erano in Somalia per la costruzione di un canale contro la siccità. Ma per i loro sequestratori, uomini armati arrivati all’alba a bordo di pick-up, miliziani e banditi, ci sarebbe stato dell’altro. I rapitori avevano fatto circolare la voce che i due cooperanti stessero costruendo una chiesa. La falsa accusa acquista un pericoloso peso nella Somalia terrorizzata dal fondamentalismo musulmano, dagli eredi di quelle Corti islamiche cacciate da Mogadiscio nel 2007 dall’esercito della vicina Etiopia. A nulla sono servite le dichiarazioni dei vertici dell’Ong.

er oltre due mesi non si è parlato degli ostaggi. La Farnesina, infatti, subito dopo il rapimento ha chiesto il silenzio stampa e oggi fa sapere che la mossa ha pagato. Gli italiani sarebbero stati trasferiti dopo il sequestro a Mogadiscio, forse scambiati tra banditi. Fonti somale de Il Giornale avevano rivelato alcune settimane fa che le autorità locali avrebbero tentato due falliti blitz per liberare gli ostaggi.

L’infermiera e l’agronomo si sono trovati nel mezzo del caos in cui annega la Somalia, fuori controllo. Le forze etiopi, appoggiate dagli americani, sostengono il governo di transizione contro le frammentate Corti islamiche legate ad Al Qaida e i gruppi di banditi. Soltanto ieri, l’esercito di Addis Abeba e quello governativo hanno bombardato quartieri a nord della capitale, in seguito agli attacchi dei miliziani, facendo dodici vittime; sette dei 15 ministri dell’esecutivo hanno da poco dato le dimissioni; alcuni giorni fa 15 donne che pulivano le strade della città pagate da una Ong sono morte a causa di una bomba nascosta tra i rifiuti sul ciglio della strada. In passato, i gruppi estremisti hanno rivendicato attacchi di questo tipo.
All’inizio di giugno, un accordo è stato firmato tra il governo di Mogadiscio e la parte più moderata degli eredi della Corti. Dovrebbe aprire la strada al ritiro degli etiopi dal Paese e l’arrivo di Caschi blu africani delle Nazioni Unite. Ma sul territorio, la parte più oltranzista delle Corti non ha smesso di terrorizzare la popolazione e, nonostante all’inizio di luglio un bombardamento americano abbia ucciso alcuni dei leader estremisti più importanti, somali e stranieri sono ancora oggetto delle violenze e del caos nel Paese.