Somalia, un raid Usa apre la caccia ai leader di Al Qaida

Prima colpita una base di fondamentalisti, poi altre due missioni per eliminare i terroristi in fuga. Arriva anche la portaerei Eisenhower

È stata una doppia operazione. Prima il massiccio bombardamento notturno di un villaggio all’estremo meridione somalo. Poi, ieri pomeriggio, altre due missioni per annientare i sopravvissuti al primo raid. Tre incursioni seguite dalle prime, discrete, conferme ufficiose sulla probabile eliminazione di Fazul Abdullah Mohamed, cervello e stratega degli attentati alle ambasciate americane di Kenya e Tanzania. Assieme a lui e a una trentina di altri militanti potrebbero essere caduti il kenyota Saleh Ali Saleh Nabhan e il sudanese Abu Taha al-Sudan, considerati il Gotha di Al Qaida in Somalia. Il Pentagono però mantiene la prudenza. Le dichiarazioni ufficiali si limitano a confermare un attacco «in seguito alle informazioni sulla presenza di importanti leader di Al Qaida» in una zona dove «era possibile identificarli e colpirli».
In verità li tenevano d’occhio almeno da due settimane. Da quando le Corti islamiche somale e il loro codazzo di militanti avevano iniziato la disastrosa rotta da Mogadiscio. Washington voleva prenderli vivi. Per riuscirci il comando della task force americana di Gibuti, responsabile per le operazioni clandestine nel Corno d’Africa, aveva sguinzagliato sulle loro tracce uno stormo di aerei senza pilota. Li avevano inseguiti fino alle remote coste della Somalia. Fino a Ras Kamboni, dove i resti delle Corti islamiche preparavano l’ultima resistenza contro le truppe di Addis Abeba. Gli americani pensavano, a quel punto, di averli in trappola. Tre unità della marina sorvegliavano la costa in attesa della disfatta finale delle Corti. In caso di fallimento etiope le forze speciali erano pronte a lanciarsi sulle tracce dei fuggiaschi.
Alla fine qualcosa rischiava, però, di andare storto. L’assedio di Ras Kamboni non arriva al dunque, i rimasugli delle Corti spezzano l’accerchiamento, le tre prede si rimettono in movimento. Gli aerei telecomandati si rimettono sulla loro scia, ma al comando di Gibuti c’è nervosismo. Fazul Abdullah Mohamed, l’uomo più ricercato d’Africa inseguito da una taglia di cinque milioni di dollari, il suo complice kenyota Saleh Ali Saleh Nabhan e il sudanese Abu Taha al-Sudan, sospetto tesoriere del trio di Al Qaida in Somalia, rischiano di scomparire di nuovo. Hanno dribblato gli etiopi, sono nuovamente in corsa verso nord, si trovano a 250 chilometri da Ras Kamboni, vagano tra le colline boscose e difficilmente sorvegliabili di Afmadow. Le tribù del clan Ayr, egemone nella zona, non vogliono collaborare e sono anzi pronte a fornire appoggio ai fuggitivi.
Il comando di Gibuti chiede, a quel punto, il permesso d’intervento immediato. Washington dà il via libera. Il primo colpo viene affidato allo Spectra, la cannoniera volante impiegata nel 1993 proprio in Somalia per colpire i fedelissimi del generale Aidid. L’Ac130 corazzato, capace di radere al suolo un isolato urbano grazie al tiro computerizzato del suo cannone da 105 laterale e di quattro cannoncini da 40 millimetri frontali. entra in azione ad Ayo, un villaggio intorno ad Afmadow, 230 chilometri a sud di Mogadiscio. Mohammed Mahmoud Burale, un abitante del posto, riferisce al telefono di aver perso il figlio di quattro anni, ucciso da una delle 14 esplosioni che devastano il centro abitato.
Le notizie restano per molte ore assai confuse. Alcuni testimoni riferiscono di aver visto quattro cadaveri. Altri assicurano di averne contati una trentina. Qualcuno dà per certo un ulteriore attacco notturno contro una remota isoletta di fronte alla costa somala dove si troverebbero altri fuggitivi di Al Qaida in attesa di riparare in Kenya. Ma la zona di Afmadow resta nel mirino. Nel pomeriggio altri elicotteri entrano in azione sulla strada da Ayo verso il sud per colpire i sopravvissuti al primo raid. I testimoni contano 31 cadaveri. E nella zona arriva la portaerei Eisenhower dirottata, a conferma dell’importanza della partita in gioco, dal quadrante del golfo Persico.
Il presidente ad interim somalo Abdullahi Yusuf Ahmed ha subito dato la sua benedizione alle incursioni spiegando che gli americani «hanno il pieno diritto di colpire i militanti di Al Qaida» e che tra gli obiettivi dell’incursione ci sono gli autori degli attentati alle ambasciate in Kenya e Tanzania. E il suo portavoce Abdirahman Dinari ha confermato l’uccisione di molti sospetti. «Secondo le nostre notizie, nella zona vi sono molti cadaveri, non sappiamo ancora chi siano, ma l’operazione è stata un successo».