Somalia, signori della guerra in fuga gli islamici prendono anche Jowhar

Il Parlamento approva il dispiegamento delle truppe di pace africane. Oggi vertice del gruppo di contatto in Usa

Fausto Biloslavo

Le Corti islamiche continuano la loro avanzata in nome della sharia, la dura legge del Corano, mentre il parlamento somalo vota sì al dispiegamento di truppe di pace dell’Unione Africana nel Paese dilaniato da 15 anni di sanguinosa anarchia.
Dopo la perdita di Mogadiscio, i quattro signori della guerra, riuniti nell’Alleanza antiterrorismo, appoggiata segretamente dagli americani, si erano asserragliati nella loro ultima roccaforte di Jowhar, 90 chilometri a nord della capitale. Ieri mattina i miliziani islamici hanno sferrato l’attacco in due direzioni conquistando, dopo un aspro scontro, l’aeroporto di Jowhar. Fra i combattenti ci sarebbero 12 morti e 20 feriti. In città aveva cercato di resistere il fratello di Mohammed Dhere, uomo forte della zona, ma ben presto i miliziani dei signori della guerra hanno cominciato ad arrendersi. O addirittura a passare dalla parte delle Corti islamiche, come Abdi Hassan Awale Qeybdiid, ex capo della polizia somala.
Mohamed Qanyare Afrah e Botan Isse Allen, ex membri del governo di transizione, che per quattro mesi avevano insanguinato Mogadiscio nelle battaglie contro gli islamici, sono fuggiti fin dalla sera precedente la caduta di Jowhar. Dhere è stato colto da ictus e sarebbe semiparalizzato in una base etiope a ridosso del confine somalo.
Parte delle popolazione civile ha lasciato la città per il timore di rimanere intrappolata dagli scontri, ma in pratica la roccaforte dei signori della guerra è caduta da sola, di fronte allo strapotere militare delle Corti. Secondo fonti locali, la gente rimasta sarebbe scesa in strada accogliendo i «barbuti», come vengono chiamati i miliziani islamici, al grido di «Allah o Akbar» (Dio è grande) e offrendo loro acqua da bere. Il portavoce degli islamici, lo sceicco Sharif Sheikh Ahmed, giunto a Jowhar per un discorso alla popolazione, ha annunciato che «è finita la dittatura dei signori della guerra. D’ora in poi le Corti della sharia saranno l’unica legge della regione».
Nelle ore in cui cadeva l’ultima roccaforte dei signori della guerra, il Parlamento somalo, riunito a Baidoa, approvava il dispiegamento delle truppe di pace africane nel Paese. Un voto storico con 125 deputati favorevoli e 74 contrari. Il Parlamento e il governo di transizione nascono da un lungo processo di riconciliazione nazionale che si è tenuto in Kenya. Ora le neonate istituzioni si trovano a Baidoa, 250 chilometri a ovest di Mogadiscio, ma devono estendere i loro poteri in tutta la Somalia. Per farlo avranno bisogno del contingente dell’Unione Africana, che garantirà soprattutto l’addestramento delle Forze di sicurezza e il loro equipaggiamento.
I primi soldati stranieri arriveranno dall’Uganda e dal Sudan, mentre saranno esclusi militari dei Paesi confinanti come l’Etiopia. I servizi segreti di Addis Ababa stanno già conducendo una guerra clandestina in Somalia con rapimenti e omicidi mirati dei leader fondamentalisti dell’etnia oromo, alleati delle Corti islamiche, che si battono contro il regime etiope. Il voto del Parlamento a favore della missione delle truppe straniere è uno schiaffo ai nuovi padroni di Mogadiscio, che avevano interrotto le trattative con il governo di transizione, perché sono nettamente contrari all’arrivo di qualsiasi contingente straniero in Somalia.
Inoltre la fazione militarista e più integralista delle Corti sta prendendo piede, grazie all’ex colonnello Hassan Dahir Aweys, ricercato per terrorismo. La divisione, come sempre in Somalia, viaggia lungo le linee dei clan. Aweys è un Habar-Ghidir del sottoclan Ayr, ma altri clan come gli Abgal cominciano a puntare i piedi contro i piani egemonici degli Ayr.
Oggi a New York si riunirà il gruppo di contatto sulla Somalia composto da Usa, Gran Bretagna, Italia, Norvegia, Svezia e Tanzania. Uno dei nodi principali da sciogliere sarà l’embargo Onu sulla vendita di armi alla Somalia. Gli stessi soldati stranieri invocati dal Parlamento avranno il compito di equipaggiare le nuove forze di sicurezza somale. Quindi il bando alle importazioni delle armi va rimosso e potrebbe già accadere nella riunione di luglio del Consiglio di sicurezza dell’Onu.