Somalia, verso la resa dei conti coi pirati nelle acque del Puntland

Sette navi da guerra, tra cui tre della Nato guidate dal cacciatorpedienere italiano &quot;Durand de la Penne&quot;, inviate nell’Oceano Indiano per fare servizio di scorta ai mercantili e fungere da deterrente<br />

Il cacciatorpediniere italiano “Durand de la Penne” è alla guida del gruppo di tre navi inviate dalla Nato nelle acque della Somalia infestate dai pirati. Sembra una storia d’altri tempi, ma non bisogna ingannarsi: i pirati della Somalia sono uomini del ventunesimo secolo e perfettamente in grado di creare danni seri alla navigazione commerciale in quella parte dell’Oceano Indiano, indicata come la più pericolosa del mondo dall’International Marittime Bureau. Proprio qui, nei primi nove mesi di quest’anno, si sono verificati un terzo dei 200 casi di pirateria registrati in tutto il pianeta, con un incremento di ben il 75%.

Azione internazionale La nave da guerra italiana, cui fanno capo un’unità greca e una britannica, è ormai prossima alla meta. Dai prossimi giorni la forza internazionale, che conta altre quattro navi secondo la richiesta delle Nazioni Unite, potrà operare in base a regole di ingaggio precise stabilite in conformità con il diritto internazionale, che prevedono anche la possibilità di usare la forza se necessario. “Nel corso delle operazioni – spiega una nota dell’Alleanza Atlantica – le navi forniranno una stretta protezione ai cargo che trasportano le merci del Programma Alimentare Mondiale (Pam) e saranno una presenza deterrente per i reati contro le navi mercantili”.

“Viviamo coi soldi dei riscatti” Secondo uno studio britannico, la pirateria è costata solo nel 2008 fino a 30 milioni di dollari. Nel nord della Somalia questa attività illegale alimenta un’economia floridissima. Nella regione del Puntland, sfuggita dal tempo al controllo di Mogadiscio e di fatto indipendente, pirati sono ormai considerati i nuovi potenti, oltre che ricchissimi. Da quando sono cominciati gli assalti alle navi mercantili il numero delle sontuose feste di matrimonio nella regione è aumentato repentinamente. “Hanno molto denaro e possono comprare qualsiasi cosa – dice un commerciante di Bosso, il principale porto del Puntland - . Non badano a spese. Garantiamo loro medicine, alimentari, carburante e vestiario quando partono per cacciare le navi e ci pagano una volta avuto il riscatto”. La gente del posto li vede in una buona luce, perché i pirati non mancano di ridistribuire parte dei loro bottini, offrendo pranzi e denaro alla popolazione e presentandosi come i vendicatori delle prepotenze degli stranieri che “inquinano le nostre coste e saccheggiano le nostre risorse”.

Minacce di morte Tutto questo mentre il portavoce dei pirati che hanno sequestrato il cargo ucraino “Faina” carico di armi e carri armati minaccia di morte l’equipaggio se le forze della Nato dovessero sferrare un attacco per liberarlo. Navi americane circondano la “Faina” e i suoi sequestratori per impedire che il carico finisca in mano ai terroristi islamici. I pirati sono molto risentiti perché avevano chiesto un riscatto di 20 milioni di dollari ma ne hanno ricevuto solo uno e pretendono ancora di essere pagati. “Un milione è una somma indegna – ha detto schifato il portavoce dei fuorilegge – pagherebbe solo qualche notte in hotel”.