SOMMARIVA Pubblici esercizi

«Va male, decisamente va male». Non ricorre a giri di parole, Edy Sommariva, direttore generale della Fipe, federazione dei pubblici esercizi aderente alla Confcommercio.
È così brutta?
«Il mio è un quadro oggettivo, dal momento che il nostro tipo di consumo, in un periodo di crisi, viene considerato superfluo e di conseguenza viene tagliato».
Vince insomma il concetto di minor spesa possibile?
«Certo, ma la preoccupazione è che questa situazione, a prima vista contingente, si trasformi in paradigma, in abitudine del consumatore anche per gli anni a venire. In un male cronico».
Avete segnali che stia succedendo?
«Purtroppo sì, e questo ci impone uno sforzo maggiore».
Ovvero?
«Dobbiamo cambiare, perché se cambia il modo di ragionare del consumatore noi dobbiamo precederlo, o quantomeno assecondarlo».
Cambiare come?
«Sfrondando il più possibile, andando all'essenziale, eliminando i fronzoli. Perché è il consumatore che non li vuole e non intende più pagarli. Del resto il nostro mercato ha solo un 3% di esercizi stellati, a volte anche troppo stellati. Basterebbe poter fare anche una buona formazione, se non fossimo in crisi e se avessimo uno Stato più efficiente».
E dopo, come vede il vostro domani?
«Dopo una crisi, di solito rimangono i migliori. Per noi però non è così. Il futuro è di chi sa adattarsi meglio e sa fare più sacrifici. E oggi, con tutti i loro limiti, a fare entrambe le cose sono soprattutto gli stranieri».
GMatt