Il sommergibile di Angè è un buon paradosso

A volte capita di avere qualcosa di valore sotto gli occhi e di non accorgersene. A Milano passo per via Santa Maria Segreta almeno due volte al giorno, la mattina quando da casa mi reco in redazione e la sera quando lascio il Giornale, eppure ho impiegato nove mesi per ricordarmi di prenotare al Paradosso e gustare così la cucina di Danilo Angè che ha in Natale Scopelliti il suo alter ego in sala.
È così a portata di mano che mi sono sempre detto “domani ci vado” e il domani è arrivato solo tre giorni fa. Lo spazio, un tempo noto con tutt’altra insegna e destinazione, era rimasto abbandonato a se stesso per tre anni. Una società ha permesso ad Angè, ex Orti di Leonardo, di mettere più agevolmente in scena i suoi piatti dandogli in pratica carta bianca.
Aperto pranzo e cena cinque giorni la settimana, chiude nel fine-settimana perché le vie tra Cordusio e piazza Affari si svuotano, un deserto. Inutile insistere anche perché cambierebbe completamente clientela e non è affatto detto che sarebbe un bene.
Il Paradosso perché non capita spesso di varcare la soglia di un ristorante e scoprire di dovere scendere nell’interrato, anche se è curioso notare come accada pochi passi più in là da Cracco. Il paradosso sta in questo scendere per entrare e risalire per uscire, con un bel lucernaio di giorno regala luce naturale a un ampio salone per metà rialzato, completamente rifatto dopo il lungo abbandono.
Cucina gustosa, che cerca di stupire con qualche cono croccante di troppo (eccessivi tre, tutti e tre ripieni di baccalà e patate mantecate), ricca di sapori, ad esempio Spaghetti alla chitarra con code di gamberi, finferli e cedro candito; Tagliolini al caffè con ragù di agnello e finferli, crema di patate dolci; Tortino di riso al salto con petto di quaglia in crosta di nocciole, che si fa apprezzare ancora di più per via dei tavoli ben distanti tra loro e di un servizio cortese. Applausi per il menù ragazzini.
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