«Son tornato, adesso faccio jazz»

«Sentivo di essere giunto ad un bivio: cambiare radicalmente, o diventare ripetitivo. Ho scelto di cambiare tutto. Poi c'era sicuramente anche un desiderio di cambiare la mia vita. Non è stato facile, ma ora non tornerei indietro». È così che Sergio Caputo spiega, in estrema sintesi, la sua metamorfosi artistica e, probabilmente, anche umana degli ultimi anni, da quando lasciò l'Italia nel 1999, per andare a vivere in California. Cambiare Paese, o addirittura continente, come nel suo caso, è un movimento sempre significativo nella vita di una persona: può voler dire scappare dal proprio passato, così come ricercare un nuovo «orizzonte di felicità». E gli Stati Uniti, la «ricerca della felicità» l’hanno messa anche nella Dichiarazione d’Indipendenza. La - Sergio permetta - «fuga» negli States vista dal fuori sembra proprio l'esito più logico per una carriera (e forse anche una vita) che è partita con il botto nei primi anni ’80, per poi ridimensionarsi strada facendo. Furono un successone i primi dischi: «Un sabato italiano» (1983) e «Italiani Mambo» (1984), coi quali diede il via, assieme alla discografica Cgd, a uno stile musicale che si rifaceva al mambo, allo swing e alla musica dance latinoamericana. Sorriso stampato sul viso, espressione fiera alla Fred Buscaglione (che volutamente ricordava) movenze da vero latin lover: questo, in soldoni, era il Sergio Caputo allora appena trentenne. Il cambio radicale, dopo ben tre partecipazioni a Sanremo, è avvenuto negli States. Oltreoceano lo «chansonnier» ha abbandonato le melodie e gli arrangiamenti più popolari, facendo leva sull'innato talento alla chitarra e sulla passione, tenuta viva attraverso lo swing, ma che non aveva ancora avuto modo di liberare completamente e compiutamente: il jazz. È in questa raffinata versione che stasera e domani lo vedremo (e sentiremo) sul palco della Salumeria della Musica di via Pasinetti 4 (dalle 22.30, info: 02-56807350), in compagnia di Giulio Visibelli (sax), Andrea Vianello (piano), Edu Hebling (contrabbasso) e Mauro Beggio (batteria e percussioni). Sergio darà spazio al suo nuovo brano inedito, «On a lonely night», ripercorrendo poi i pezzi dell'album d'esordio (come chitarrista jazz), «That kind of thing», negli Usa è stato parecchio apprezzato nel sottogenere Smooth Jazz. Una poliedricità che gli valse mille collaborazioni eccellenti, come quelle con Dizzy Gillespie, Tony Scott, Mel Collins (King Crimson), Tony Bowers (Simply Red), Enrico Rava e molti altri. Caputo è un grande della musica nostrana che ritorna. E che da qualche tempo ha sperimentato nuovi orizzonti espressivi, mettendo mano anche alla penna. Circa un anno fa è uscito Disperatamente (e in ritardo cane), ovvero il suo primo romanzo. Sergio Caputo è tornato, più deciso che mai.