Sondaggi, per Berlusconi è quasi un plebiscito

Ecco gli ultimi dati raccolti da Euromedia Research sulla fiducia nel premier. Il Cavaliere guadagna altri
due punti in una settimana e raggiunge quota 72 per cento. In controtendenza l’esecutivo che scende al 59,6<br />

Roma - Il Cavaliere conserva smalto e trend positivo. Ma il governo, stavolta, perde un po’ quota. Sempre più in alto, infatti, la fiducia degli italiani verso Silvio Berlusconi, che si attesta al 72%. Cifra record, numeri «imbarazzanti», come è solito commentare il diretto interessato. Cala, invece, il gradimento nei confronti dell’esecutivo, che nel giro di una settimana passa dal 63% al 59,6%. Un dato al ribasso, rispetto alla precedente rilevazione (17 ottobre) del 3,4%. È quanto emerge dall’ultimo sondaggio realizzato da Euromedia Research, a cui da anni il premier affida il compito di testare gli umori degli elettori. Un cambio di passo, dunque, per l’esecutivo, registrato dall’Osservatorio politico dell’istituto, diretto da Alessandra Ghisleri.

Ma i numeri parlano chiaro. A fronte di una continua impennata del «feeling» tra cittadini e presidente del Consiglio (era al 70,2%), è in flessione, negli ultimi giorni, l’intesa popolare con ministri e sottosegretari. Forse non proprio una sorpresa, visto che oscillazioni di questa natura, nel campo dei sondaggi, sono piuttosto fisiologiche. Di certo, però, si tratta di una novità. Alla base del calo di consensi, con molta probabilità, le polemiche sul versante scuola. Il messaggio giunto alle famiglie italiane, evidentemente, non ha avuto gli effetti sperati. Di contro, la forte presa di posizione del premier, sceso in campo in prima persona per stoppare le «bugie» dell’opposizione, ha avuto buon gioco.

Pure sul fronte opposto, però, c’è poco da ridere. Sempre secondo l’ultimo sondaggio di Euromedia, finito ieri pomeriggio, come ogni lunedì, nelle mani del premier, il 46,1% degli intervistati crede che «il Partito democratico di Walter Veltroni stia cavalcando l’ondata di proteste di studenti e professori a fini esclusivamente politici, elettorali e strumentali». A non pensarla così, invece, il 25% del campione. Fin qui il capitolo scuola, sia in chiave governo che opposizione. Ma nella rilevazione si tiene sotto osservazione anche il consenso elettorale dei singoli partiti, oltre che delle coalizioni. «Se ieri si fossero tenute le elezioni politiche» (è la domanda rivolta), il 40,1% degli italiani avrebbe dato la sua preferenza al Popolo della libertà. Una cifra ampiamente superiore al dato uscito dalle urne ad aprile, quando il Pdl ottenne il 37,4% dei voti. La crescita è dunque del 2,7%. Non sfonda di poco il tetto del 10% il Carroccio, registrato al 9,5%, con oltre un punto percentuale in più rispetto alle Politiche (8,3%). Sotto l’1% l’Mpa di Raffaele Lombardo, che si ferma a quota 0,8%, qualche decimale in meno del consenso ottenuto alle urne (1,1%). Nel suo complesso, quindi, la maggioranza di centrodestra supera la metà delle preferenze totali, assestandosi sul 50,4%, con un +3,6% rispetto alle ultime elezioni nazionali.

Dall’altra parte della barricata, viaggia sempre sotto il 30% il Pd, fermo al 29,8%, con un -3,4% sul bottino di voti di sei mesi fa. In crescita, invece, l’Italia dei valori di Antonio Di Pietro, che si piazza al 5,7%, con un margine positivo dell’1,3% sul voto primaverile. Se Pd e Idv corressero di nuovo insieme otterrebbero il 35,5%, perdendo il 2,1%. Tra le due principali coalizioni, quindi, oggi ci sarebbero ben 15 punti percentuali di divario. Sotto il 4% l’Udc di Pier Ferdinando Casini, che ottiene il 3,8%, a fronte del 5,6% registrato ad aprile. Sinistra rappresentata in Parlamento, invece, se Prc, Pdci, Sd e Verdi si presentassero ancora uniti. Dal 3,1% ottenuto alla Camera, infatti, passerebbero al 6,5%. In calo il Partito socialista, perde un punto secco la Destra di Francesco Storace, che scende all’1,4%.