Sondaggi disastrosi per Hillary Tutti i repubblicani la battono

Secondo Zogby, se si votasse oggi, la Clinton non la spunterebbe su nessuno dei conservatori Rudolph Giuliani l’avversario più pericoloso

Giù Hillary. L’America ancora non si convince. È la storia della donna alla Casa Bianca, oppure è lei, che piace, ma soprattutto non piace. La Clinton guarda gli ultimi sondaggi e s’inquieta. Sconfitta. Non è la nomination, ma la presidenza. Non è la sfida interna al partito democratico, ma la corsa vera. Ecco, adesso perderebbe con tutti i candidati repubblicani. I numeri arrivano da Zogby: Rudy Giuliani la batte 43 a 40, John McCain 42 a 38 per cento, Mitt Romney 43 a 40, Fred Thompson 44 a 40. Sotto anche con Mike Huckabee, che comincia a tirare fuori la testa: l’ex pastore battista vincerebbe 44 a 39, lui che i Clinton li conosce bene. Viene da Hope, la città di Bill. Era governatore dell’Arkansas, come Bill.
Hillary si preoccupa. Gli altri sondaggi la vedono meglio: avanti o pari rispetto agli avversari. Però questo risultato di Zogby non se l’aspettava ora. Scorre righe e finche per scoprire che entrare nella leggenda è complicato. C’è che l’America è repubblicana e c’è che la campagna elettorale comincia a farsi tosta. Dopo dieci mesi perfetti, sono arrivati i primi colpi. Dalla gaffe sull’immigrazione in un dibattito con gli altri repubblicani, alle percentuali dei caucus dell’Iowa che vanno così e così, a Obama che ronza fastidioso negli Stati dove comincia l’avventura delle primarie, alle voci su presunti rapporti lesbo con una delle ragazze dello staff, l’articolo su Newsweek di Karl Rove che ha chiamato a raccolta i conservatori contro lo spauracchio clintoniano. Politica e fango, poi qualche errore. La Clinton ha viaggiato tranquilla finora, sapendo che l’America la considera una certezza. Antipatica? Sì, ma capace. Fredda? Sì, ma preparata. Doppiogiochista? Sì, ma esperta. Poi Bill, amato e odiato. Non indifferente, comunque. Un monumento della comunicazione, un pr straordinario: «Mia moglie è il presidente migliore che questo Paese possa avere. Meglio di me». Ieri l’ex presidente era in Iowa a fare campagna per lei e anti-Obama: Clinton è arrivato nello stesso giorno in cui la star afroamericana Oprah Winfrey ha annunciato di fare campagna elettorale attiva per il candidato nero. L’icona tv l’8 dicembre sarà in Iowa per sponsorizzare il senatore Barack col carico di popolarità che lady tv si porta appresso ogni volta che muove un passo. «È una delle voci più ascoltate d’America», ha scritto Forbes. Un po’ come Bill, che quando vuole affascina, che quando può affabula. Per questo è lì, adesso. Per riportare su Hillary e per cercare di annullare in anticipo l’effetto Winfrey.
Prendersi la nomination non sarà un problema per l’ex First lady. Troppo forte anche dei nemici, troppo ricca, troppo furba. Il guaio sarà dopo. Qualunque repubblicano potrebbe batterla. I numeri di Zogby mettono sulla carta quello che si sente nell’aria: Hillary pensa già al 4 novembre 2008, si deve muovere per cercare di annullare la forza degli ipotetici candidati conservatori. A cominciare da Giuliani. L’ex sindaco di New York resta il primo avversario. È avanti in tutti i sondaggi per la nomination conservatrice. Deve resistere nei primi tre Stati, se ce la fa può arrivare alla convention di Minneapolis con la coccarda già sul petto.
Una mano gliela può dare proprio il Clinton conservatore Mike Huckabee: nelle ultime settimane ha recuperato 16 punti nei sondaggi dell’Iowa. Se l’ex governatore dell’Arkansas riuscisse a vincere nello Stato inaugurale, Giuliani potrebbe cominciare a esultare: L’ex pastore metterebbe nei pasticci gli altri candidati forti, come Romney e Thompson, lasciando campo aperto all’ex sindaco d’America. Buona carta, questa. Per Rudy, pronto a presentarsi da aspirante presidente. E per Huckabee, pronto a passare all’incasso per il favore fatto: una poltrona da vicepresidente andrebbe benissimo.