Sondaggi, a picco la fiducia nel Professore e nel governo

Il direttore dell’Ipr marketing: «Non hanno solo problemi di comunicazione»

Vincenzo Pricolo

da Milano

Solo il 46% degli italiani dà credito a Romano Prodi e ancora meno, il 43%, ne dà al suo governo. Molti analisti politici avevano detto che l’esecutivo in carica non ha goduto della cosiddetta luna di miele con l’opinione pubblica. A causa del mese abbondante trascorso dalle elezioni vittoriose, 9 e 10 aprile, e l’insediamento, 17 maggio: cinque settimane durante le quali è stato anche eletto il nuovo capo dello Stato. Ma dal monitoraggio compiuto dall’istituto di ricerca Ipr marketing per Repubblica risulta che il 12 luglio il 63% degli intervistati aveva molta o abbastanza fiducia nell’esecutivo del centrosinistra e il 58% mostrava lo stesso atteggiamento verso il premier. Forse non saranno numeri da luna di miele, forse sul risultato può aver influito la vittoria dei mondiali di calcio (che a sua volta sarebbe stata propiziata dal «culo di Prodi») ma non può neppure dire che gli italiani abbiano salutato il ritorno del Prof a Palazzo Chigi con atteggiamento pregiudizialmente negativo. Tanto più che tre mesi prima l’Unione aveva vinto le elezioni con un vantaggio limitatissimo e non aveva nemmeno superato il 50% dei voti.
E poi alla metà di settembre, dopo le prime anticipazioni sulla finanziaria con annunci, smentite, rettifiche e precisazioni di Prodi e ministri vari su entità e «spalmabilità» della manovra, riforma delle pensioni, taglio del cuneo fiscale, tasse di successione eccetera, la fiducia verso l’esecutivo e quella verso il suo presidente restava ancora alta, per lo meno maggioritaria: 57% la prima e 53% la seconda. Adesso, dopo due mesi, i contenuti della finanziaria sono in via di definizione e i sondaggi registrano un calo ulteriore del credito di Prodi e il suo governo, verso i quali la maggioranza degli italiani guarda nutrono sfiducia. L’unica, e magra, consolazione del Professore è che per la prima volta il Paese mostra di credere in lui un po’ più che nella sua squadra.
Ma quali sono le ragioni del rapido aumento di coloro che non si fidano del premier e del governo? La tesi accreditata da Prodi e ministri è che si tratti di problemi di comunicazioni. «Vedremo - spiega Antonio Noto, direttore di Ipr -. Se il trend si arresterà dopo la finanziaria vuol dire che quei problemi erano prevalenti. Ma io credo che continuerà e allora il governo dovrà fare autocritica anche sui contenuti». «In ogni caso - aggiunge -, le difficoltà di comunicazione non mi pare siano state risolte né affrontate adeguatamente».
Quanto alla fiducia nei singoli componenti dell’esecutivo, spicca il calo di Tommaso Padoa-Schioppa, superministro tecnico dell’Economia, e Pierluigi Bersani, responsabile delle Attività produttive, che secondo l’istituto Ipr erano i più credibili dell’intero governo e verso i quali in luglio aveva fiducia il 70% e passa degli italiani. Il primo, in particolare, è stato scavalcato da quasi tutti i colleghi (solo Santagata, Mastella, Bianchi e Damiano sono messi peggio di lui) e oggi faticherebbe a vendere un’auto usata a un italiano su due (è al 46%); mentre il secondo, che partiva dal 72%, avrebbe solo poche chance in più poiché è al 56%.
A parte qualche sfogo, Prodi si professa tranquillo perché non ci sono elezioni in vista e prevede di avere altre quattro leggi finanziarie per recuperare i consensi. Ma dai partiti che lo sostengono, composti da persone informate almeno quanto lui sulle prossime scadenze elettorali, sono arrivati molti inviti pressanti a rendere la manovra un po’ più digeribile. A confermare la fondatezza della riflessione del grande economista austriaco Joseph Schumpeter, che fu anche ministro delle Finanze del suo Paese: «La politica economica è politica e basta».