Sondaggio sul partito unico: sale al 43,1% e doppia il Pd

<em><strong>Esclusivo</strong></em>. I dati della rilevazione della Ghisleri (Euromedia) dopo lo
scioglimento di An: il centrodestra cresce, stabile la Lega

Il Popolo della libertà sopra il 43 per cento, centrosinistra a picco a poco più della metà. Se il Pd fosse una qualunque attività commerciale, sarebbe sull’orlo del fallimento. Forse già al di là, con in mano i libri contabili da portare in tribunale. Il crollo del Pd fa invidia alla grande depressione del ’29, soprattutto mentre il centrodestra, anche e soprattutto dopo lo scioglimento di An, non è mai stato così in alto. E a un passo dal doppiare gli avversari. A dirlo i sondaggi dell’istituto Euromedia research a poco più di due mesi dalle elezioni europee. E alla vigilia del congresso di fondazione del Pdl. Tutti elementi che, uniti al lavoro svolto dal governo, evidentemente piacciono agli italiani. Che, se votassero oggi, darebbero il 43,1 per cento al Pdl. Non il 51 a cui ha più volte dichiarato di puntare Silvio Berlusconi, ma ben il 5,7 per cento in più rispetto alle ultime elezioni, le politiche dello scorso aprile. Una cifra che sale di quasi 9 punti se si prendono come riferimento le Europee di cinque anni fa. E la scomparsa di An? Nessuna emorragia di voti. Anzi, il Pdl il giorno dopo il congresso di congedo della fiamma sale di quasi un punto. Segno che la scommessa sull’unico grande partito del centrodestra piace agli elettori. Che, nemmeno dopo le frasi di Fini che rinnega Mussolini e sposa tesi a dir poco di rottura rispetto al tradizionale pantheon della destra, scelgono di premiare Fiamma Tricolore e la Destra di Francesco Storace e Teodoro Buontempo. Nessun travaso di voti nemmeno nell’Udc di Pier Ferdinando Casini che, rispetto alle ultime politiche, perde quasi un punto e scende al 5 per cento. Con addirittura un meno 1,8 rispetto alle politiche del 2006.
In crescita, invece, la Lega Nord che, con un 10,7 per cento, in meno di un anno guadagna quasi due punti e mezzo che premiano al sua politica fortemente identitaria. Ma, sempre rispetto allo scioglimento di An, nemmeno il Carroccio strappa voti al Pdl. Anzi, ne perde. Anche se solo un modesto 0,2 per cento. La morale? Che, almeno per ora, la fusione è piaciuta e il Pdl non ha ceduto voti né a destra, né al centro, né a favore di Umberto Bossi.
E a sinistra? Un disastro. Sembrava impossibile, eppure Franceschini, il nuovo segretario del Pd, è riuscito a farlo sprofondare ancor di più rispetto al predecessore Walter Veltroni. LapiDario è a un passo dalla tumulazione e precipita al 22,4 per cento, perdendo quasi undici punti rispetto al 33,2 delle politiche di aprile. Lo score del nuovo segretario? Imbarazzante: dal 25,1 per cento si scende al 23, poi al 22 prima di un impercettibile sussulto al 22,4. Ad approfittarne, come prevedibile ma molto meno del previsto, Tonino Di Pietro che incassa un buon 7,3 per cento. In crescita di quasi 3 punti in un anno, ma sceso di qualcosa (meno 0,3) nelle ultime due settimane.
Decimali che non preoccupano Berlusconi e il suo governo che fanno il pieno di consensi anche nella tabella dedicata alla fiducia. Il 65,3 di gradimento personale per il premier, mentre il governo incassa un più che lusinghiero 55. Segno che Piano casa, Tremonti bond, social card, incentivi auto, ammortizzatori sociali non piaceranno nei salotti tivù, ma ispirano fiducia negli italiani. E non era ancora stato inaugurato il modernissimo termovalorizzatore di Acerra che ha risolto il decennale dramma dei rifiuti in Campania. Altri dati? Perfino dieci elettori su cento di Pd e Idv hanno fiducia in Berlusconi. Per non dire dei sette su dieci dell’Udc. Nel Pdl? Un plebiscito, il 98,8 per cento ha fiducia nel leader. Ma anche nella Lega i pro Berlusconi sono quasi il 90 per cento.