Sondrio, la Sanità spaccata in due produce più personale che malati

Elena Jemmallo

nostro inviato a Sondrio

Quattro ospedali (sottoutilizzati) per 177mila persone. Interi padiglioni vuoti e strumentazione medica «datata», investimenti tecnologici col contagocce. Un «buco» di 51 milioni di euro, che equivalgono a 288 euro pro capite di passivo all'anno. Non solo: degli oltre tremila tra medici, infermieri e paramedici, almeno 500 sarebbero in esubero. Sono le cifre dell'Azienda ospedaliera della Valtellina e della Valchiavenna. La stessa che dal mese scorso non ha un direttore generale, perché l'ultimo si è dimesso dicendo che la situazione non era di quelle facilmente risolvibili. E che quindi preferiva farsi da parte. Ce n'è abbastanza per dire che la sanità nella provincia di Sondrio vive da qualche mese (ma forse, anche da qualche anno) un'impasse da cui fa fatica ad uscire.
Mentre in tutta Italia c'è l'sos infermieri (le ultime stime parlano di una carenza di 50mila tra personale infermieristico e paramedico in tutto il Paese, di cui solo 8mila negli ospedali lombardi) in Valtellina c'è più personale che malati da curare. A essere in esubero non sono tanto gli infermieri e i medici, quanto il personale di ruolo tecnico-amministrativo. Un paradosso, per alcuni. Un'isola felice, secondo altri. Quello su cui sono d'accordo tutti, però, e che la stampa locale scrive da oltre un mese, dando voce ai politici, alle organizzazioni sindacali, alla Asl e anche agli addetti ai lavori, è che la sanità della provincia di Sondrio ha bisogno di una riorganizzazione.
Un po' di storia. Nel 1998 il sistema sanitario lombardo istituiva le Asl e ventotto aziende ospedaliere. Le Asl assumevano così il ruolo di acquirenti per conto dei cittadini, oltre che di controllori e programmatori dei servizi erogati. I cittadini erano quindi liberi di usufruire di strutture, pubbliche o private che fossero, purché fossero accreditate dal sistema sanitario competente per territorio. Nel caso di Sondrio, dove privati non ce ne erano e non ce ne sono, nel 1998 l'Asl gestiva gli ospedali del territorio tranne la struttura di Sondalo. Nel 2003 si è esteso il modello lombardo anche alla Provincia di Sondrio. Dall'aprile 2003 gli attori in gioco sono due: la Asl di Sondrio e l'Azienda ospedaliera della Valtellina e della Valchiavenna, che comprende quattro strutture (l'ospedale di Sondrio, di Morbegno, di Chiavenna e Sondalo). Due vertici e due manager che si spartiscono le competenze per gestire la sanità per meno del 2 per cento della popolazione lombarda. Il risultato? Una difficoltà organizzativa, da cui deriva un calo della qualità e un assorbimento di risorse (i 288 euro di prima) che servono solo per il mantenimento delle strutture e a cui non corrispondono servizi erogati. Senza arrivare a paragonare la situazione valtellinese ai numerosi casi di malasanità del territorio nazionale, l'opinione condivisa è che sia iniziato un «ripensamento» da parte della popolazione con sempre meno sostenitori dell'«ospedale sotto casa» e i sempre più fautori dell'«ospedale di qualità» che permetta agli operatori sanitari (medici e paramedici) di ottimo livello che la provincia di Sondrio possiede, di operare «al meglio». Un esempio su tutti, l'ospedale di Sondalo. Nato alla fine degli anni Trenta con uno scopo ben preciso, curare i malati di tubercolosi, quando la malattia è stata sconfitta (o meglio, non richiede più assistenza ospedaliera di cui aveva bisogno settant'anni fa) ci si è trovati con 2.000 posti letto vuoti.
Le proposte di riorganizzazione non mancano, ma i problemi restano e non solo affatto nuovi. In molti guardano con nostalgia al passato assetto sanitario provinciale, tuttora applicato in Valcamonica, dove non esiste la separazione tra azienda ospedaliera e Asl. In molti sono d'accordo sul fatto che un coinvolgimento della Provincia e in particolare del senatore Fiorello Provera, attuale presidente dell'amministrazione provinciale di Sondrio, che sta dimostrando determinazione e forte impegno nel suo incarico, potrebbe essere d'aiuto. Come ad esempio l'istituzione di un ruolo politico di riferimento che si attivi per ridare voce e slancio al sistema sanitario della Valtellina, con una proposta da inviare alla Regione, unica competente in materia.