Sonetto a lei che apre la porta


Sempre e solo per te in me batteva
e quando udivi tu lasciava vuoto
lo spazio e il tempo che lo rifaceva
vivo a ogni ritorno, al solo moto

delle tue ciglia, di quel passo leggero
che mi levava cieco e straziato
sospeso e moribondo, ormai straniero
alla stanza, dove mi ero interrato



e a tutto me stesso lasciato per terra
la terra di nessuno, il pavimento
come un caduto senza gloria e guerra.

Sempre ritorna, sentendo il rumore
della chiave che gira, lo sgomento
di te che resusciti il mio cuore.