Sono 50mila i miliziani in campo pronti a scatenare la guerra civile

Dopo la vittoria elettorale i fondamentalisti hanno squilibrato i rapporti di forza creando una polizia parallela che conta 5.600 unità

Migliaia di uomini delle forze di sicurezza, le cellule clandestine specializzate in azioni terroristiche e i gruppi armati autonomi sono le pedine della strisciante guerra civile fra il primo ministro integralista Ismail Haniyeh e il presidente palestinese Mahmoud Abbas, nome di battaglia Abu Mazen. Fino al dicembre dello scorso anno le forze di sicurezza palestinesi, in Cisgiordania e Gaza, variavano, a secondo delle stime israeliane e americane, fra i 45mila e i 56mila uomini. Dopo la vittoria elettorale di Hamas tutto è cambiato nel nome della lotta, come gli stessi integralisti sostengono, fra «il movimento di Allah e il partito di Satana», ovvero Al Fatah, la formazione guidata dal moderato Abu Mazen.
A Gaza i più forti e radicati sul terreno sono i miliziani di Hamas, il Movimento della resistenza islamica. Dopo la vittoria elettorale del gennaio scorso e la formazione del governo è stato scelto come nuovo ministro degli Interni, un falco di Hamas, Said Siam. In aprile aveva già creato una forza di polizia parallela, composta da tremila uomini. Il governo la chiama “forza esecutiva”, ma le fazioni rivali preferiscono “la milizia nera”, dal colore delle loro divise. Nel giro di sei mesi la “forza esecutiva” è aumentata a 5.600 unità, nonostante le proteste del presidente Abbas. Molti dei nuovi “agenti” sono militanti di Hamas veterani dell’Intifada o addirittura membri delle cellule clandestine. Accanto alla nuova polizia Hamas può schierare le brigate Ezzedin al Qassam, la costola armata del movimento che ha compiuto diversi attentati kamikaze in Israele. Inoltre le cellule clandestine di Hamas sono coinvolte, assieme ad altri gruppi estremisti, nel rapimento del caporale israeliano Gilad Shalit che viene tenuto prigioniero nella striscia di Gaza.
Grazie ai finanziamenti dall’Iran e all’appoggio della Siria le forze di sicurezza messe in piedi da Hamas hanno ottenuto nuovi armamenti e sono state addestrate da esperti di Hezbollah, il partito armato degli sciiti libanesi.
Il presidente palestinese è più debole a Gaza e meglio radicato in Cisgiordania. Abu Mazen può contare soprattutto sui quattromila uomini della Guardia presidenziale, la meglio addestrata ed equipaggiata delle forze di sicurezza palestinesi. L’amministrazione Bush sta attendendo l’approvazione del Congresso americano per stanziare 20 milioni di dollari a favore delle forze di sicurezze fedeli ad Abbas. Per il momento i consiglieri americani hanno appoggiato solo la Guardia presidenziale, ufficialmente con equipaggiamento non letale e sistemi di comunicazione.
L’uomo del presidente per le operazioni a Gaza è Mohammed Dahlan, ex ministro degli Interni. Abu Mazen può contare anche sui cinquemila uomini della Forza di sicurezza preventiva, il più importante servizio di intelligence interna palestinese, che però negli ultimi tempi si è sfilacciato e ha subito infiltrazioni di Hamas. Anche i tremila uomini del vero e proprio Mukhabarat, il servizio segreto palestinese, che mantengono i contatti con le intelligence degli altri Paesi, sarebbero in gran parte fedeli ad Abu Mazen.
Inoltre il presidente vorrebbe dispiegare a Gaza i commandos della brigata Al Bader addestrati in Giordania dai corpi speciali hashemiti, con armi egiziane giunte su spinta americana.
Accanto alle forze regolari Fatah può contare sul suo braccio armato, le Brigate dei martiri di Al Aqsa, che nel 2002 utilizzarono per primi una kamikaze donna. Altri gruppi misti, composti da criminali, clan familiari e cellule terroristiche, come le brigate Abu Rish, dal nome di un militante ucciso nella prima intifada, serviranno a dare del filo da torcere ai miliziani di Hamas.
Nello scontro fratricida potrebbero avere un ruolo nefasto i gruppi terroristici, ancora più estremisti di Hamas come la Jihad islamica e le Brigate Sallah Eddin dei Comitati di resistenza popolare. La Jihad, anche nei giorni del braccio di ferro fra Haniyeh e Abbas, continuava a lanciare missili contro Sderot per tentare di provocare un intervento israeliano che ingarbuglierebbe ulteriormente la situazione. Il capo dei Comitati, Jamal Abu Samhadana, è stato ucciso in giugno dagli israeliani, ma i suoi uomini sono ancora attivi e provengono sia dalle fila di Hamas che di Fatah. Infine è incerto il ruolo della “Spada dell’Islam”, una nuova formazione che in stile Al Qaida ha rivendicato attentati contro internet-cafè, negozi di musica e intimidazioni a donne senza velo.