«Sono un’acrobata innamorata di un ladro»

Paola Manciagli

da Milano

Era una notte d’agosto del 1911. Vincenzo Peruggia, un italiano che lavorava come imbianchino al museo del Louvre, staccò dalla parete la Gioconda, il capolavoro di Leonardo da Vinci, l’avvolse in una stoffa, se la mise sotto un braccio e la portò via indisturbato. Fu forse il furto più assurdo della storia dell’arte e come tale passò alla storia. Si disse che Peruggia aveva rubato la Gioconda per spirito patriottico. Nella sua ignoranza credeva che il quadro fosse stato sottratto da Napoleone durante la campagna d’Italia; non sapeva che lo stesso Leonardo aveva regalato il dipinto al re di Francia, di cui era ospite. Ma questa spiegazione non convinse mai fino in fondo investigatori ed appassionati di cronaca: in molti sospettarono che l’uomo avesse avuto un secondo fine. Così, in L’uomo che rubò la Gioconda, la fiction in onda stasera su Canale 5, troveremo una versione decisamente più romantica dello storico furto. L’improvvisato ladro sarà Alessandro Preziosi, mentre Violante Placido vestirà i panni di Aurore, un’acrobata da circo costretta a fare la mantenuta di un vecchio e ricco antiquario.
Violante, qual è la vostra versione di questo furto?
«Aurore incontra Vincenzo e poco dopo i due s’innamorano. È lei che gli trasmette la passione per il dipinto di Leonardo. Lo rende ai suoi occhi una specie di mito. Così lui decide di rubarlo per farla felice».
Un’acrobata che s’intende d’arte è un personaggio decisamente fuori dal comune.
«Aurore mi ha subito intrigato proprio perché è un’acrobata. In genere, i protagonisti delle fiction fanno mestieri più normali. Per amore di Vincenzo trova il coraggio di mettere in discussione le sue scelte di vita. Si rende conto di essere sola ed infelice, di vivere con un uomo che da una parte l’aiuta, ma dall’altra la imprigiona. Tuttavia è vivendo tra i mobili antichi le vecchie tele dell’antiquario impara ad apprezzare l’arte, e così quando vede la Gioconda rimane incantata. Capisco bene Aurore perché a me Monna Lisa fa lo stesso effetto. Se la fisso a lungo, mi sembra che cambi espressione di continuo, come se si divertisse a prendersi un po’ gioco di me».
Del resto, nella sua vita l’arte è un tassello fondamentale. Nasce come figlia d’arte, fa l’attrice e di recente ha debuttato anche come cantante.
«Il ruolo di figlia d’arte me lo sono scrollato di dosso da un bel pezzo, la mia carriera non ha niente a che vedere con mio padre e penso di averlo dimostrato ampiamente. La recitazione e il canto sono per me due cose diverse. Pubblicare un cd è stato un regalo che mi sono fatta. Era una mia esigenza quasi intima e infatti l’ho inciso insieme con dei cari amici, è stato un lavoro fatto in casa. Qualche settimana fa è invece uscito un mio duetto con Bugo, s’intitola L’amore infinito».
Come attrice non l’abbiamo vista spesso in tv. Una delle sue ultime apparizioni è stata nella fiction su Giovanni Paolo II.
«Quella fu proprio un’esperienza emozionante, dal punto di vista professionale ma anche umano. La girammo in Polonia e colsi l’occasione per visitare Auschwitz. Mi scioccò più di quanto pensassi, forse anche perché che stavo interpretando un personaggio che era figlio di quella terribile epoca. Tornerò sul piccolo schermo l’anno prossimo con Guerra e pace, un film tv che sarà trasmesso da Raiuno. È una produzione internazionale, stiamo facendo le riprese a San Pietroburgo. Io interpreto Helene Kuragin, una donna bella e cattiva, un personaggio un po’ inedito per me».
Se nella fiction si dedica ai personaggi storici, al cinema veste i panni di sue contemporanee. In attesa che esca La cena per farli conoscere di Pupi Avati, dal 3 novembre la vedremo ne Il giorno più bello, la commedia di Massimo Cappelli.
«Qui io e Fabio Troiano interpretiamo due trentenni che convivono da tempo ma che all’improvviso decidono di sposarsi. Decideranno di fare una cerimonia fuori dal comune ma questo scatenerà delle crisi. Fare gli alternativi può essere molto faticoso».