«Sono altre le priorità di una vera sinistra»

Il senatore Morando: «In Europa siamo ai primi posti per la spesa previdenziale e sotto la media per aiuti a famiglia e disoccupati»

da Roma

L’insistenza della sinistra radicale sul ritorno ai vecchi requisiti per l’età pensionabile (57 anni con 35 di contributi) è sintomo del «carattere conservativo» di una parte della maggioranza. A sostenerlo è Enrico Morando, presidente della commissione Bilancio. Le risorse - questo il ragionamento dell’esponente liberal dei Ds - sono scarse e, prima di impiegarle per cancellare lo scalone, sarebbe meglio utilizzarle per il welfare. Una proposta «molto più di sinistra» rispetto a quelle che vengono da Prc, Pdci, Verdi e Sd.
Cosa pensa della sospensione della trattativa sull’abolizione dello scalone?
«È una trattativa difficile e il fatto che non si sia ancora arrivati a conclusione dimostra questa difficoltà. Io non ho partecipato al tavolo del confronto e non ho tutti gli elementi per valutare le posizioni degli attori, ma la mia posizione è che lo scalone sia efficace sotto il profilo finanziario, ma iniquo dal punto di vista sociale. E questo perché non fa distinzioni tra i lavoratori che fanno mestieri usuranti che vengono sottoposti allo stesso innalzamento brusco dei requisiti che vale per gli altri. La seconda ragione è che quell’aggiustamento, che, ripeto, dal punto di vista finanziario è efficace, viene messo a carico di una coorte limitata».
Quindi va abolito?
«Deve essere superato, ma non eliminato, perché non abbiamo le risorse finanziarie. E, anche se le avessimo, in un regime di risorse scarse, io sono sicuro che non sarebbe giusto eliminarlo».
Perché?
«Perché in Italia c’è bisogno di aumentare la spesa sociale in tutti quei campi che non sono la previdenza. Tutti gli organismi internazionali ci dicono che la nostra spesa sociale è inferiore alla media europea e che quella previdenziale è molto superiore. Non spendiamo per la casa, la disoccupazione, per gli assegni familiari. E io avrei voluto vedere questa impostazione, queste priorità, nella trattativa sullo scalone che il governo ha condotto con i sindacati. È l’impostazione del ministro Padoa-Schioppa e io la condivido».
Concretamente come supererebbe lo scalone?
«Dovrebbe essere ammorbidito attraverso l’individuazione dei lavori usuranti. Su questo ci sono 12 anni di inadempienza, una mancanza che riguarda il precedente governo di centrosinistra e quello di centrodestra».
Non crede sia dovuto al fatto che sulla individuazione dei mestieri usuranti di solito si scatena la gara di tutte le categorie per essere incluse?
«Deve essere chiaro che la categoria degli usuranti non si identifica con i lavori manuali. Perché ce ne sono alcuni che non sono usuranti. Sono quelli, che purtroppo esistono ancora, che se li fai per più di vent’anni riducono l’attesa di vita. Chi fa questi lavori ha diritto ad andare in pensione prima di tutti».
Oltre all’esclusione degli usuranti cosa farebbe?
«Un aumento più morbido dell’età pensionabile. Si può ricorrere agli scalini e così si distribuirebbe l’aumento su una coorte di lavoratori più ampia. Certo ci vorrebbero delle risorse che andrebbero trovate all’interno del sistema previdenziale».
Quindi lei ritiene sbagliata l’idea di tornare a un’età pensionabile a 57 anni con gli incentivi per chi ritarda il ritiro dalla vita attiva?
«Non potrei essere d’accordo. Non siamo nel mondo ideale nel quale ci sono risorse per fare tutto. Su questo sono d’accordo con il discorso di Veltroni. Abbiamo il dramma di famiglie che, se si ritrovano improvvisamente con un anziano non autonomo, vedono abbassare il loro livello di reddito. Se avevano un reddito medio diventa basso. Se è già basso scendono sotto la soglia di povertà. Per risolvere queste situazioni lo Stato non fa nulla».
Come mai la sinistra radicale insiste sui 57 anni?
«La vedo come una conferma del carattere conservativo della sinistra tradizionale. L’idea che bisogna ritornare a dove eravamo prima solo perché così era prima. Dopo, all’obiezione che ci vogliono miliardi di euro e che forse questa non è la priorità, rispondono che la priorità sono i 57 anni. E poi dicono che bisogna anche fare il resto. Peccato che i soldi non ci sono. Io penso sia molto più di sinistra il mio ragionamento».