«Sono ancora capace di provare passione»

Domani al via il Festival internazionale di cui Elisabetta Sgarbi è ideatrice e «art director»

Domani esordisce la nona edizione della Milanesiana, in programma fino all’11 luglio, ideata e curata da Elisabetta Sgarbi che abbiamo incontrato a ridosso del festival: un appuntamento ricchissimo di eventi e di personalità della platea culturale italiana e internazionale.
Ci suggerisce un percorso ideale per chi ha poco tempo a disposizione?
«Le serate sono concepite in modo da creare una sorta di sequenza ragionata. Mi augurerei che il pubblico cogliesse il mio invito a partecipare all'intera proposta. Fra le tante novità, avremo una serata speciale dedicata a Israele e alle sue voci, con Elie Wiesel, Amos Oz, Amos Gitai e un prologo letterario musicale di Moni Ovadia e Fabio Vacchi e il concerto di Noa. Inoltre una serata in cui sarà padrone del campo Paulo Coelho. Curioso sarà l'incontro con Robert Betts Laughlin, Premio Nobel per la Fisica 1998 che, tra l'altro, si esibirà al pianoforte al Museo della Scienza e della Tecnologia. E domani apriremo il festival con l'incontro fra il Premio Pulitzer americano Richard Ford e Shirin Ebadi, la prima donna iraniana Nobel per la pace».
Dicono che Milano sia una città ricca di eventi ma anche priva di regia.
«La regia è in parte un compito che le istituzioni dovrebbero assumersi, come ha fatto la Provincia di Milano dando il suo indispensabile sostegno a questo Festival in tanti anni. Quest'anno partecipano le tre Istituzioni. Ma vi è una regia "intellettuale", e questa non si può preventivare: può derivare solo da uno sforzo di individualità collegate fra lo. Il mio desiderio è dare un contributo alla crescita della città con una apertura marcata all'internazionalità. La Milanesiana con i suoi oltre 100 ospiti internazionali, per ogni edizione, intende far scoprire nessi e relazioni nascosti tra i saperi, anche superando le molte difficoltà legate a scarsi investimenti sulla cultura. La Milanesiana ha bisogno di crescere continuamente, e ha bisogno di pianificazioni istituzionali e no, a medio-lungo termine».
Dopo il Salone del Libro a Torino, Israele approda alla Milanesiana. Perché tutto questo interesse culturale per un Paese di cui solitamente si parla soprattutto in termini di guerra?
«Israele è un paese tormentato da sempre, ma è anche il simbolo delle nostre stesse radici europee, occidentali, che sono appunto ebraiche e greche. E poi Israele porta con sé la memoria dolente ma gloriosa di un popolo che, pur vessato dall'intolleranza, ha conservato una fede che è un valore anche per chi non crede. Abbiamo comunque un'ampia rappresentanza, come sempre, di diverse culture e tradizioni: la Milanesiana è una finestra sul mondo, sorretta da ragioni culturali non piattamente politiche».
Dove trova l'energia per organizzare una manifestazione così impegnativa?
«Sono ancora capace, nonostante le asperità massicce della vita quotidiana, di provare passioni».