«Sono un architetto che non sa progettare»

«Mi sento uno dei figli della commedia all’italiana con il grande Alberto Sordi»

Giovanni Ierfone

Tutti lo cercano, tutti lo vogliono e perciò non è facile contattare Massimiliano Tortora, 42 anni, architetto, pianista, imitatore, in arte Max Tortora, alias Santoro, Rispoli, Califano, Celentano, Capello, Amadeus, Derrick...
Tutti lo vogliono. Così domani sarà a Poli, a due passi da Roma, a conclusione della rassegna «Agosto Polese». Una quindici giorni di eventi, spettacoli e manifestazioni tra i quali l’happening di Tortora spicca davvero, perché uno dei pochi spettacoli in piazza, e gratuiti, del grande cabarettista di «Quelli che il calcio» e «Bulldozer».
Tutti lo cercano forse perché la sua comicità è la sintesi tra le maschere e l’estro istrionico della commedia dell’arte, la migliore commedia all’italiana e la satira di costume incarnata, sopra tutti, dal suo «maestro» Alberto Sordi.
Max Tortora, perché un architetto decide di fare il comico? «Fin da bambino sentivo che avrei voluto fare questo mestiere. Ma non avevo contatti né sapevo come entrare nel mondo dello spettacolo. Allora mi sono detto che, finché non fossi riuscito ad arrivare dove volevo, avrei intrapreso altre strade. E siccome da ragazzino credevo che fare l’architetto avesse un che di artistico, ho scelto questa strada. Poi ho scoperto che di artistico in architettura c’era ben poco, ma ormai avevo cominciato e io non lascio le cose a metà. Ma ho sempre saputo di voler fare l’attore».
Si sente più figlio della commedia dell’arte o della commedia all’italiana?
«Sinceramente, della seconda. Essendo cresciuto nel periodo in cui furoreggiava ho potuto apprezzare certi attori che hanno fatto la storia di quel genere. Mi piacerebbe che quel periodo tornasse, con gli attori e i caratteristi di allora, con la ricchezza creativa di quegli anni. Perché la commedia all’italiana ha rappresentato una fase molto fertile per il cinema, nel senso che gli attori si circondavano di attori. Era difficile trovare un film con interpreti mediocri. Anche l’ultimo caratterista che aveva due battute, era talmente credibile che lo si ricordava magari per quelle due battute. Ora non succede».
Non è monologhista né dialoghista. Come definirebbe la sua comicità?
«Istintiva. Faccio quello che mi viene in mente senza pormi troppe domande. Per esempio, se abbozzo la parodia di un personaggio, mi chiedo “che cosa mi piacerebbe sentirgli dire o vedergli fare?” e glielo faccio fare. Poi non mi chiedo altro, vado avanti».
Da «Villa Ada», regia di Pingitore, a «Superconvenscion» e così via, qual è stato il punto di svolta?
«Il punto di svolta vero è stato durante un provino per “Convenscion” quando ho proposto l’imitazione di Rispoli che diceva le parolacce. Una volta dentro ho cominciato a tirar fuori queste imitazioni, come quella di Sordi, che proponevo ai colleghi per gioco. Poi questo modo forse nuovo di fare comicità è esploso e mi sono reso conto che aveva funzionato solo quando la bacheca degli studi di Napoli dove provavo la trasmissione si riempiva degli articoli su di me che imitavo Sordi».
Lei preferisce non esibirsi nelle piazze. C’è una ragione?
«Sì, perché essendo spettacoli basati sulla parola, nelle piazze molte volte si crea quella confusione che copre la parola. E il risultato non lo raggiungiamo né io che sto sul palco né quelli che mi stanno a sentire. Per le piazze vanno bene i concerti, i suonatori, quelli che fanno rumore!».
Perché ha scelto proprio Poli?
«Tutto merito della Effegi spettacoli di Giancarlo Falcioni, che mi ha assicurato saranno rispettate tutte quelle condizioni così che io possa parlare e il pubblico possa ascoltare».
Può anticiparci i suoi prossimi impegni?
«Sto visionando le scenografie al teatro Manzoni. A ottobre inauguro il cartellone con una commedia nuova, “Doppia coppia”. Un lavoro che ho scritto quest’estate mentre facevo la radio. Per la televisione non ho al momento alcun progetto. Pare che “Bulldozer” non si faccia più per motivi di budget e dunque proseguo con il teatro, che riprendo tutti gli anni e che mi aiuta a non dimenticarmi del lavoro che faccio».
L’appuntamento è in piazzale Orziere alle ore 21.30, ingresso libero.