"Sono un còrso dalla cotenna spessa"

L'ad di Air France è un uomo duro ma incline al dialogo. Una lunga esperienza di negoziati durante i quali la sua dote è la fermezza. In autunno andrà "in pensione"

da Roma

«Sono corso, e la cotenna dei maiali corsi è molto dura». Così si presentò Jean-Cyril Spinetta, davanti ai piloti dell’Air France preoccupati per l’imminente privatizzazione della compagnia. Era il ’98. L’anno prima, Spinetta aveva ricevuto il mandato di portare il gruppo pubblico sul mercato, privatizzandolo. In pochi credevano nel successo di una simile impresa, ma Spinetta ha smentito tutti gli scettici e oggi guida Air France-Klm, il primo vettore mondiale per fatturato.
Un perfezionista, un «duro» abituato ai bracci di ferro: ecco chi hanno trovato, dall’altra parte del tavolo, i nostri bellicosi sindacalisti. Spinetta è un negoziatore vero, di quelli che non alzano la voce ma sono capaci di saltare tre notti di fila nel corso di una trattativa. Non molla mai. Conosce la tattica sindacale come le sue tasche, abituato com’è ai negoziati defatiganti fin dagli anni Ottanta, quando era il braccio destro di Michel Delabarre, il ministro socialista del Lavoro prima e poi dei Trasporti nei governi Fabius e Rocard. Dialoga sempre, ma con fermezza. Quasi sempre vince, proprio come nel ’98, quando evitò lo sciopero dei piloti proclamato alla vigilia dei mondiali di calcio in Francia.
Più che l’Alitalia, l’obiettivo di Spinetta è il mercato italiano dei voli. Questo spiega l’atteggiamento tenuto dal presidente di Air France durante la visita romana. Quella frase «non siamo obbligati a comprare Alitalia» ha lasciato il segno. L’avvertimento è stato chiaro: nessuno tiri troppo la corda. Ma subito dopo il bastone, la carota: il «sì» dei sindacati, ha detto, è essenziale per l’intesa. Il corso dalla cotenna spessa, l’uomo che conosce i dossier meglio di chiunque altro, sa dosare le parole. E attenzione: Spinetta parla sempre in francese, ma capisce perfettamente l’italiano. Vietati i commenti sprezzanti, più o meno sottovoce. Davanti alle critiche abbassa gli occhi e si prepara al contrattacco. Secondo avvertimento sindacale: al nostro non piacciono le manifestazioni e men che meno le violenze, fisiche e verbali. I lanci di uova e oggetti vari, come è accaduto martedì davanti alla sede dell’Alitalia, con presenza di blindati della polizia, non piacciono per nulla all’uomo che potrebbe decidere il futuro della nostra ex compagnia di bandiera.
Spinetta nasce commis d’etat, con gli anni si trasforma in quello che noi italiani chiamavamo «boiardo» dell’industria pubblica, e finisce come presidente di un mega-gruppo privato. La svolta nella sua carriera, insieme con l’amore a prima vista per il volo arriva nel 1990, quando gli viene affidata la guida di Air Inter, una compagnia nazionale nella cui compagine azionaria si trovavano l’Air France e le Ferrovie nazionali transalpine. Ci resta fino al ’93, quando viene chiamato dal presidente Francois Mitterrand come consigliere per la politica industriale. Ritorna a volare il 22 settembre del ’97, diventando il numero uno di Air France, con il mandato di privatizzare la compagnia. Saccente ma preparato, con gli anni è diventato uno dei grandi esperti internazionali del settore: si lascia spesso andare, raccontano, a previsioni sull’evoluzione del trasporto aereo globale tra dieci, venti, trent’anni. É stato in rapporti d’amicizia con i vecchi amministratori dell’Alitalia, come Umberto Nordio e Domenico Cempella.
All’enarca di successo - come quasi tutta la nomenklatura transalpina, anche Spinetta è un figlio dell’Ena, la Scuola di alta amministrazione istituita da Charles de Gaulle per formare l’élite pubblica del Paese - non manca un peccato originale: la passione giovanile per il giornalismo. Avrebbe voluto diventare giornalista sportivo e scrivere sulle pagine gialle dell’Équipe. Le cose sono andate diversamente, ma ancora oggi il suo rapporto con la stampa è di grande disponibilità. Avere qualche amico nei giornali, del resto, serve ancora. Non che Spinetta ne abbia bisogno eccessivo. La sua rubrica dei numeri telefonici è sterminata, e lui - come ha detto il suo mentore politico Delabarre - è «un vero maniaco del telefono». Parla a lungo, e spesso, con politici, industriali, grand commis di Stato. La sua rete è sterminata, come l’agenda telefonica, con alcuni punti di riferimento particolari, come Luis Gallois, presidente esecutivo di Eads - il gruppo aerospaziale francese che costruisce gli Airbus - e suo compagno di corso all’Ecole. Nei rapporti coi politici c’è solo l’imbarazzo della scelta, con spiccata preferenza verso gli uomini della gauche.
In autunno, Spinetta compie 65 anni. Secondo quanto ha scritto Le Figaro, potrebbe lasciare le cariche operative per restare presidente della holding Air France-Klm. Il negoziato Alitalia è per lui il «canto del cigno». Sempre che in Italia lo lascino cantare.