«Sono il cattivo di Eutelia ma le bugie le dice Santoro»

Non ci sta, Claudio Marcello Massa, 62 anni, commercialista e contitolare del gruppo Omega, a passare per l'uomo nero nella vicenda di Eutelia, la società balzata alle cronache per l'irruzione notturna nella sede aziendale (occupata dai dipendenti) da parte del precedente e adrenalinico proprietario, Samuele Landi, spalleggiato da una quindicina di gorilla maldestramente spacciati per poliziotti.
Giovedì sera, ad «Annozero», la sensazione è stata però che anche lei...
«Non me ne parli, è stata detta una serie di imprecisioni».
Quali, se non le dispiace?
«Glielo dico tra un attimo. Mi lasci premettere che quell’irruzione ci ha molto danneggiato. Noi non c’entriamo niente. Landi, tra l'altro, non l’ho nemmeno mai incontrato. Con il mio socio, Sebastiano Liori, ci occupiamo di aziende con problemi di indebitamento, liquidità o altro e ne studiamo le possibilità di ristrutturazione e rilancio. Così è stato con Eutelia, azienda ex Olivetti, ex Bull ed ex Jetronics che in 20 anni ha perso un miliardo di euro».
Scusi, ma come hanno fatto?
«Con una struttura ipertrofica slegata dai criteri di mercato e diventata il refugium peccatorum di tutte le scelte sbagliate dell'ex mondo Olivetti. A gennaio Eutelia aveva chiesto e ottenuto dal governo un contratto di solidarietà per 2.232 dipendenti. Quindi non siamo noi che siamo venuti a dire che c'era un problema».
Sì, ma poi?
«Il 15 giugno Eutelia ha conferito il ramo d’azienda a un’altra sua società, la Agile (call center) e noi ne abbiamo rilevato le quote. Basandoci su una situazione patrimoniale derivante dallo scorporo di società quotata in Borsa, abbiamo visto una base di partenza ragionevole Abbiamo guardato le carte e riconosciuto alla controparte 20 milioni di euro, la differenza tra attivo e passivo. Ci siamo accollati più debiti che crediti. Ed è tutto documentabile con atti notarili».
Ecco, veniamo alle obiezioni di «Annozero». Gli stipendi: è vero che non li pagate da tre mesi?
«Sbagliato. Paghiamo regolarmente entro il 10 del mese, come prevede la legge, a chi si reca al lavoro. E sono mille persone. Non lo stiamo pagando a chi non lo fa e a chi si è escluso dal ciclo produttivo per scelta individuale».
Ovvero chi?
«Quei lavoratori, sono 1.030, ceduti da Eutelia ad Agile prima del nostro arrivo e che hanno poi impugnato la cessione. Ci hanno creato un problema spaventoso di organizzazione e anche per il Tfr, dato che ci siamo accollati più Tfr di quello che ci competerebbe se loro rientrassero in Eutelia».
Hanno anche detto che non siete in regola con i contributi.
«Bugia clamorosa, così come quelle che avremmo debiti e un magazzino vuoto: nemmeno un euro dovuto alle banche e merce per 5 milioni. Circa i contributi, non in regola era Eutelia e infatti era paralizzata. Noi abbiamo regolarizzato le posizioni Inps e Inail con 22 milioni di euro rateizzati su sei anni. E abbiamo già versato le prime rate. Ripeto, tutte cose dimostrabili carte alla mano».
E i 54 milioni di liquidazioni a rischio?
«Altra "santorata". Non siamo in America e anche in ipotesi di fallimento le liquidazioni le garantisce l'Inps».
Cosa dice allora della società che vi controllerebbe da Londra, da un sottoscala?
«Un abbaglio, un caso di omonimia. La nostra Restform ha una bella sede nel centro di Londra, altro che sottoscala. E poi mi scusi, ma lei si è fatto una domanda?».
E cioè?
«Perché questo attacco mediatico nei nostri confronti?».
Non lo so. Me lo spieghi lei.
«Perché in questo business il nostro primo competitor è la Fiom Cgil, che controlla diverse aziende del settore. Destabilizzi un competitor, poi quando è in difficoltà lo fai acquistare da un amico. Pensi che Fiom controlla anche una società che si occupa di intercettazioni. E non mi faccia dire altro».