«Sono cento le città da pattugliare Possiamo essere pronti in sei mesi»

MilanoIgnazio La Russa, da ministro della Difesa pensa anche lei, come il presidente del Consiglio, che sia meglio utilizzare l’esercito contro la criminalità invece di metterlo a guardia del deserto dei Tartari, che non arriveranno mai?
«I militari trovano un ottimo impiego nella lotta alla criminalità e il presidente Berlusconi ha fatto benissimo a rilanciarlo. Il primo compito delle Forze armate è la difesa del Paese e i nostri militari non guardano mai il deserto dei Tartari, perché quasi la metà di loro è impegnata o si prepara per missioni all’estero».
L’opposizione sostiene che è poco realistico portare da tremila a trentamila il numero di soldati nelle strade.
«Metterne in campo trentamila oggi creerebbe grandi problemi. Ma ricorrendo a tutti i corpi disponibili e nei tempi necessari, cioè circa sei mesi, le forze in campo possono anche decuplicare. Per questo è bene liberare il maggior numero di poliziotti possibile e integrarli con i militari, ricorrendo a tutti i corpi dello Stato, con o senza stellette. Penso alla polizia penitenziaria, alla forestale, alla Guardia di finanza e anche alla polizia locale».
Non vede il rischio di creare un clima d’assedio?
«Gli italiani apprezzano molto la presenza dei militari per tutelare la sicurezza, in particolare quando compiono pattugliamenti nelle ore serali. Non è sufficiente far girare le volanti di polizia e carabinieri. Avere uomini a piedi, defender in mezzo alle strade, ha un effetto di deterrenza molto maggiore».
Quali sono i luoghi nei quali è più urgente l’invio dell’esercito?
«Abbiamo intenzione di mandare i militari almeno nei cento capoluoghi e anche in altri cento luoghi, se le risorse lo consentiranno. Non c’è quasi nessuna città italiana in cui non ce ne sia bisogno, in particolare in determinati quartieri. Le richieste arrivano soprattutto dai Comuni del Nord Italia, forse per una maggiore presenza di immigrati clandestini. Nei Comuni del Sud c’è minore richiesta ma non minore necessità, probabilmente a causa di una certa rassegnazione».
L’esercito può essere una soluzione anche per Lampedusa?
«Lampedusa è in una situazione drammatica ma ospita un centro di prima accoglienza e non si può usare la forza. Da Lampedusa, via mare, transita il quindici per cento dell’immigrazione clandestina. Abbiamo il dovere di contrastare il problema dell’immigrazione clandestina. Ci vuole tempo per invertire il tam tam alimentato dalla sinistra tra i diseredati di tutto il mondo, che qui in Italia qualcuno che aiuta, foraggia e arricchisce».
Ammette lei stesso che esiste un problema di carenza di risorse. Come è possibile reperirle?
«Il problema si può risolvere con una programmazione attenta dei luoghi in cui alloggiare i soldati, che è la spesa più consistente. Si può mandare l’esercito dove ci sono nostre caserme, militari della Guardia di finanza dove hanno loro sedi e così con i membri della polizia penitenziaria e forestale».
Il comando delle Forze armate è nelle mani del capo dello Stato. La questione è stata affrontata con il presidente Napolitano?
«Lo faremo in occasione del Consiglio supremo della difesa, convocato dal presidente per il 29 gennaio. Sarà un’ottima occasione per illustrare a Napolitano i nostri progetti e i principi guida della commissione che istituiremo per la riconfigurazione delle Forze armate. Ci attendiamo in tre mesi i primi risultati. Nella riunione gli presenteremo i principi guida a cui si ispirerà la commissione, che avrà tra i suoi compiti anche la definizione delle altre funzioni, non militari, dell’esercito. Quando abbiamo deciso di inviare i primi tremila militari, il colloquio col presidente è stato molto utile per individuare le forme migliori per la loro presenza accanto alle forze dell’ordine».
Alcuni esperti, tra cui il generale Tricarico, sostengono che i soldati non sono addestrati per operare nelle città.
«È un problema che si risolve con un addestramento di un mese. Abbiamo i migliori formatori del mondo, i nostri carabinieri, che preparano le gendarmerie kosovara, irachena, afghana, e sono assolutamente adeguati allo scopo. Inoltre forse non tutti sanno che la scorta del ministro dell’Economia è garantita dalla Guardia di finanza, la scorta del ministro dell’Agricoltura dalla polizia forestale e quella del Guardasigilli dalla polizia penitenziaria».
A Roma sono avvenuti tre stupri in poche settimane. Pensa che l’esercito sia necessario anche nella capitale, per contrastare la violenza contro le donne?
«L’esercito serve per controllare il territorio, i cittadini lo gradiscono e il governo deve avere polizia e carabinieri in grado di prevenire e reprimere questi crimini. Nessuno può immaginare che la criminalità venga debellata, ma i cittadini apprezzano il nostro approccio alla questione che è molto diverso da quello del centrosinistra. Prodi aveva detto che le violenze sulle donne avvengono più nelle case che in strada! Il nostro punto di vista è molto diverso».