«Sono un clown felice ma che rabbia per il mio Padre Pio»

Attilio Fontana è il Capitan Tempesta di cui si innamora al primo sguardo Miranda. Ma è anche un poliedrico, e non è un modo di dire, uomo di spettacolo. È ancora giovane, ha compiuto 36 anni il 15 febbraio, ma ha già molta esperienza alle spalle. Dalle prime serate gospel al precoce successo internazionale con i Ragazzi italiani fino alla Tosca di Lucio Dalla passando per le serie tv come L’onore e il rispetto...
Fontana, lei è cantante, paroliere, compositore, attore di tv e di teatro, anche produttore... In quale ruolo gioca meglio?
«La musica è il mio primo grande amore, anche perché l’ho ereditato dai miei genitori, che suonavano entrambi la fisarmonica e grazie alla musica si sono conosciuti. Ma poi, un po’ per necessità e un po’ per esplorare nuove strade, ho cominciato con la recitazione nel teatro sperimentale. E mi è piaciuto molto».
È stato fin dall’inizio in bilico, dunque.
«Ho fatto scelte forse incoerenti ma ne sono felice».
Tutto serve...
«Le esperienze fatte in gioventù mi sono state molto utili. Per me il teatro è stato subito, ed è ancora, terapeutico. Luca (Tommassini, il regista del Pianeta proibito, ndr), mi ha lasciato libero di muovermi, di fare il mattatore, il clown... Ruoli che contrastano con il mio carattere. Muoversi sul palcoscenico è davvero liberatorio, almeno per me».
E invece la recitazione per cinema e tv, come la vive?
«La trovo più meccanica ma anche più intensa. Ogni sequenza è un momento, magari breve e magari atteso per tutto un giorno, in cui si deve dare il massimo...».
Torniamo alla musica, che è molto importante sia per lei sia per il Pianeta proibito. Le piace più cantare o comporre?
«Forse comporre... Ma sto imparando ad amare sempre meno i confini».
Le volevo chiedere se preferisce comporre testi e musica seguendo l’estro dell’attimo o concentrato su un progetto...
«La risposta è sempre quella dei confini».
Qual è stato il momento più bello della sua carriera di eclettico?
«Direi quello che sto vivendo adesso. La maturità mi ha portato consapevolezza e ora mi sento nel pieno. Non sono abituato a celebrare il passato... Anzi, penso che il momento più bello debba ancora venire».
E il momento più brutto?
«Ho vissuto fasi molto difficili. Quando è finita l’avventura di Ragazzi italiani per me è stato un periodo molto duro».
Come andò?
«Abbiamo avuto problemi con i produttori. Ma soprattutto eravamo troppo giovani e praticamente impossibili da gestire, non eravamo in grado di affrontare con equilibrio il grandissimo successo che avevamo avuto e tutte le situazioni che ne conseguono. Ricominciare è stato molto impegnativo».
Parlava di fasi difficili. Le altre?
«Adesso sto vivendo con grande amarezza lo strascico di una vicenda passata».
Racconti.
«Avevo lavorato quattro anni alle musiche e ai testi del musical su Padre Pio Actor Dei - L’attore di Dio. Il primo spettacolo a San Giovanni Rotondo era andato benissimo, c’erano settemila persone. Ma adesso è tutto fermo e sono in causa con la produzione».
Il suo sogno professionale?
«Continuare a imparare da chi ha più di me e poi ridare al pubblico».
E il suo sogno extraprofessionale?
«Finire di pagare il mutuo al più presto».