«Sono un comico, non Don Chisciotte»

Gag inedite, da provare sul palcoscenico per poi consacrarle a Zelig, lo show di culto della risata in tv. I fan di Paolo Migone e gli appassionati di cabaret non possono mancare lunedì alla Area Tribune dell’Idroscalo, dove il comico toscano porterà il suo bagaglio di ironia caustica e acuta osservazione della vita quotidiana. Migone, il cui show è previsto della durata di un’ora, dividerà la serata con un altro volto di casa Zelig, la new entry Pablo Scarpelli, comico argentino che ha reso celebre, nella scorsa stagione, il personaggio dell’attore «cane» da telenovela. Ma la star, non ce ne voglia l’emergente Scarpelli, è proprio lui, il toscanaccio implacabile Migone che, armato di camice bianco, occhio pesto e lingua tagliente non ne fa passare una.
A chi? Soprattutto alle donne, specificatamente, le mogli, dipinte spesso come pitbull mascherati da agnellini. «All’Idroscalo e nello show che, per tutta l’estate porterò in giro per l’Italia ci sono tre racconti nuovi di zecca - rivela il comico - Affronterò tre mondi folli: quello dei villaggi turistici, dove l’uomo medio deve sopravvivere tra mogli ultra esigenti e animatori rompiballe, quello delle vacanze in stile motoscafo e tatuaggi dei calciatori e delle immancabili veline di complemento, e infine quello della tv italiana, sempre drammaticamente uguale a sé stessa, con quei programmi indigeribili e conduttori inamovibili». Proprio con la tv, forse perché è un po’ anche il suo mondo, Migone dimostra di avere il dente avvelenato: «La tv è la grande delusione di questi anni - spiega il comico - Ormai è una minestra senza sapore: le spezie sarebbero i programmi intelligenti, come il cabaret di qualità o, ad esempio, L'Infedele di Gad Lerner su La7. Ma la brodaglia delle stupidità è troppa, finisce per annacquare tutto.
Insomma, per questi tre nuovi racconti nello show previsto all’Idroscalo ho in serbo una buona dose di satira parecchio tagliente». Nello stile di Paolo Migone però: senza perdere leggerezza e ironia: «Nulla in stile Grillo, per capirci - spiega Migone, con la tradizionale franchezza da toscano - : Beppe è un amico, ma sta impazzendo, è solo contro i mulini a vento e ha perso l’ironia. Penso che sia in buona fede però, ammettiamolo, non è più un collega. È diventato altro: il guaio è che lui gioca abilmente nel rimanere a metà strada tra il comico e il Don Chisciotte». Così come, sempre per seguire la ricetta «migoniana», non si deve essere al contrario troppo buonisti: «Come Pieraccioni - continua il comico - le cui storie al cinema sono troppo ruffiane. Noi toscani non siamo così: la nostra comicità non liscia mai il pelo a nessuno». A proposito di cinema, Migone esclude qualsiasi tentazione: «Ho ricevuto parecchie proposte, ma alla fine rinuncio: vedo colleghi in film scarsi, nei quali si tenta di portare il segreto del cabaret al cinema. Ma è un’operazione impossibile: il cabaret è arte esasperata, che non può funzionare sul set, dove tutto è calcolato nei minimi particolari. Così come non ha senso portare il cabaret nei libri - prosegue Migone - : sono contento che quella moda si sia esaurita, era solo una furbizia commerciale». E dunque, il cabaret dove vince? «In tv, in radio e naturalmente a teatro - conclude Paolo Migone - A fine settembre tornerò infatti a Zelig, una platea nazionale preziosissima per noi cabarettisti, dove è possibile dosare le apparizioni senza stancare il pubblico e allo stesso tempo ottenendo massima visibilità. Infine, sto preparando uno spettacolo teatrale che combina comicità e attenzione ai problemi ecologici».
Idroscalo Area Tribune
Ore 21
Ingresso gratuito
Info: 02 702 00 902