«Sono Diliberto e i riformisti i veri pericoli per il governo»

da Roma

«Un tormentone inutile». Non s’appassiona Daniele Capezzone, segretario radicale ed esponente della Rosa nel pugno, per la vexata quaestio «fiducia sì, fiducia no» per il rifinanziamento della missione in Afghanistan in Senato. «Il problema semmai è sapere se il governo intende presentarsi all’opinione pubblica come forza propulsiva o già pensa di doversi assoggettare al lento trascinarsi delle cose...».
Vale a dire?
«Facciamo un esempio: a Roma, come si sa, si svolgerà nei prossimi giorni il summit sul Medio Oriente. Può essere una occasione importantissima per questo governo e questa maggioranza. Ma a condizione che siano chiari tre punti: che non si vogliano equiparare Israele e gli Hezbollah, che questi ultimi siano obbligati al disarmo e inseriti dalla Ue nelle organizzazioni terroristiche e che a Bruxelles riprenda il dibattito sul possibile inserimento di Israele nella Ue, secondo un vecchio disegno radicale. Se si terrà conto di queste tre indicazioni si potranno fare passi avanti. Altrimenti il summit diverrà del tutto inutile».
Scusi Capezzone, ma lei se l’è scordato chi ha al suo fianco in maggioranza? Crede davvero che la sinistra possa convenire sulla sua terna di richieste?
«In politica estera dico la mia con franchezza. L’ho fatto quando da San Pietroburgo rimbalzò l’ipotesi di una mediazione iraniana, arrivando a paragonare quella ipotesi come l’affidamento a Hitler di una ricerca di compromesso nel ’39. Si figuri se non parlo chiaro anche adesso. La verità è che la sinistra italiana deve smettere i vecchi panni anti-israeliani dato che lo scenario è mutato: Siria e Iran, tramite Hezbollah e Hamas, vogliono distruggere Israele. Non si può non tenerne conto».
Auguri per le sue certezze. Lei dunque non si iscrive al partito di chi vede la maggioranza già scricchiolare pericolosamente...
«Io sono soddisfatto perché i temi al centro della campagna elettorale della Rosa nel pugno sono al centro dell’azione di governo: liberalizzazioni, indulto, moratoria per la pena di morte, laicizzazione dello Stato. E in politica estera mi pare prevalga la linea filo-occidentale e atlantica».
Il rischio di naufragio, insomma, non è per lei all’orizzonte.
«Se stiamo sempre a contare le presenze in Senato ci riduciamo ad avere solo un patema costante. Bisogna guardare alto, pensare alle cose, non alla politica. La Finanziaria, ad esempio: se si va sulla linea indicata da Monti e Giavazzi la gente capirà. Se invece si comincia a cedere ogni volta ai tassisti di turno, aiutati da pacieri e mediatori di ogni risma, da Veltroni e Rutelli, non si va da nessuna parte».
Peggio Ds e Dl che Rifondazione o l’ultrasinistra, per lei...
«A Rifondazione va riconosciuto in questa fase un grande sforzo di ragionevolezza. Peggio è Diliberto che gioca ormai sempre al più uno. E peggio anche sono i riformisti del centrosinistra presi solo dall’altro tormentone, tutto politicista, del partito democratico. Un atteggiamento miope, il loro. Polemiche innescate da politici di cui alla gente non frega nulla».
Il suo suggerimento a Ds e Dl?
«Seguano Totò: siamo uomini o caporali? Se continuano a discutere coi galloni di partito la sfida di questa coalizione diviene una impresa disperata».
Sarà ma intanto un ministro di Rifondazione come Ferrero già annuncia che è sulla Finanziaria che non si potrà sfuggire ai nodi sul tappeto...
«Stimo Ferrero e sono d’accordo con lui sul fatto che il toro vada preso per le corna. Come ha detto Padoa-Schioppa ci saranno due pedali da azionare: liberalizzazioni da un lato, interventi seri su pensioni, sanità, pubblico impiego e finanza locale dall’altro. Se non ci si muove ora, a inizio legislatura, nessuno potrà credere che lo si faccia più in là».