«Sono disabile, non posso correre: arrestato»

nostro inviato a Catania
Tra le centinaia di pagine di verbali dell'inchiesta sull'omicidio di Filippo Raciti ne spiccano due. Il primo interrogatorio è del presunto ultras nero di Forza Nuova, Alain Di Stefano, asserito coordinatore degli scontri allo stadio dove vi si reca con la moglie. Il secondo si riferisce ad Antonino Balzano, 19 anni, un'invalidità accertata del 90 per cento, spalla bloccata, emofiliaco, claudicante, arrestato per lancio di pietre. Due protagonisti del venerdì bestiale di Catania. Dichiarazioni che lasciano perplesso anche il loro avvocato, Ubaldo Aglianò.
Questo il racconto di Di Stefano alla polizia: «Non vado più allo stadio con l'assiduità di prima, specie da quando ho avuto un bambino. Figurarsi dunque se vado a fare l'ultrà, in una partita delicata come quella col Palermo, insieme a mia moglie. Frequento la curva Nord saltuariamente. Ad un certo punto in curva iniziano a piovere lacrimogeni e si sparge la voce che proprio in questo settore stavano per entrare i tifosi del Palermo. È successo il panico. Con mia moglie siamo usciti di corsa e mentre correvamo, siccome dall'alto arrivava giù di tutto, ci siamo riparati. Io mi sono alzato il cappuccio della felpa, mia moglie a un certo punto nella calca non l'ho vista più. Come si vede nel video, io entravo e uscivo dallo stadio perché temevo l'arrivo dei tifosi del Palermo, perché c'era confusione per i lacrimogeni, e perché cercavo mia moglie. Non è vero che arrotolavo una cinta e che ho partecipato agli scontri. Nel momento in cui vengo ripreso non ci sono tafferugli in atto. Respingo ogni accusa».
Anche al giovanissimo Antonino Balzano, 19 anni, vengono contestati resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Insieme ad altri ultrà avrebbe preso a sassate un contingente del Reparto Mobile. Nell'interrogatorio si difende come un disperato: «Ero andato allo stadio con alcuni amici. Ad un certo punto, fuori il Cibali, finita la partita alcune persone cominciano un fitto lancio di sassi all'indirizzo delle forze dell'ordine. I miei amici scappano, io purtroppo resto indietro, non ce la faccio a correre. Sono emofiliaco, ho una grave invalidità (90 per cento) che mi impedisce i movimenti, ho problemi di deambulazione, la spalla destra è bloccata. Debbo dire che mi sono tanto spaventato e a quel punto, con grande paura ed estrema fatica, mi sono ritirato da una parte con la speranza di restare fuori dai tafferugli. Quando l'intensità degli scontri è diminuita ho cercato un aiuto avvicinandomi alle forze dell'ordine, così mi sono recato lentamente verso di loro con le mani alzate. Stavo cercando di spiegare quello che era successo ma sono stato preso di forza e caricato su un furgone della polizia. In stato di arresto. Ho spiegato che mi era impossibile tirare pietre, ma non sono stato creduto».