«Sono diventato il ritrattista del Papa»

Per l’artista hanno posato anche politici e personaggi dello spettacolo: «Svelo il loro lato nascosto, più vero. C’è chi, dopo essersi visto nella tela, ha pianto»

Pamela Dell’Orto

Ulisse Sartini ci apre la porta del suo studio (all’ultimo piano di un elegante palazzo in zona stazione Centrale) e ci fa accomodare su un divano lussuoso. Più che uno studio sembra il salotto di una casa-museo. La nostra attenzione cade subito su un ritratto di Pasolini, appeso di fianco a un San Sebastiano che - a guardarlo bene - ha la faccia del nostro ospite.
Ulisse Sartini, pittore molto quotato da più di vent’anni sulla breccia, è conosciuto come il ritrattista dei vip. Da poco è diventato anche il ritrattista ufficiale di Papa Benedetto XVI. Come minimo ci aspettavamo che ci aprisse il suo assistente, invece fa tutto lui (in jeans e maglione). Ci porta un bicchiere d’acqua, ci mostra una Pietà spiegandoci che altre grandi tele a tema religioso sono sparse in dodici chiese: «Due pale d’altare - donate dal Rotary - sono a Kabul, nell’unica chiesa cristiana dell’Afghanistan», ci fa vedere in anteprima un bellissimo ritratto di Audrey Hepburn da giovane a grandezza naturale: «A marzo sarà presentato a Roma nella sede dell’Unicef, di cui l’attrice era ambasciatrice».
Ecco, qui per ovvi motivi Sartini ha lavorato su una foto. Per il resto i modelli li fa posare. Ore, giorni di fedele immobilità che, a volte, diventano sedute psicanalitiche. Unica eccezione, il pontefice che «non posa mai». E Sartini ne sa qualcosa perché ora è il ritrattista di Papa Ratzinger e in passato ha dipinto anche Giovanni Paolo II.
Ma come si diventa artisti «di corte» del Vaticano? «Ho avuto la fortuna, tanti anni fa, di ritrarre il cardinale Casaroli, che è di Piacenza come me ed era vicino a Papa Wojtyla. Casaroli mostrò il mio lavoro al presidente dei Beni culturali della Chiesa, che disse che era da tenere nella massima considerazione. Partii da lì». Oggi il ritratto di Giovanni Paolo II è nella sala delle Congregazioni ed è il suo ritratto ufficiale. Poi passano gli anni, Sartini continua a «tirar fuori» l’anima a personaggi italiani (Luciano Pavarotti, Luciana Savignano, Silvana Giacobini) e internazionali (Joan Sutherland, Fanny Ardant) e a politici (John Major, Gianni Letta), anche se poi tiene a sottolineare che «a me la politica non interessa per niente, anzi».
Quello che davvero interessa a Sartini è far trasparire ciò che non si vede. Esempio: Ezio Greggio che «pensavo fosse un “ridanciano” e invece è una persona serissima». Sì, perché spesso succede che «chi si fa ritrarre ha paura che io lo veda per quello che non è e cerca di mostrarsi proprio come non è. Ma un bravo ritrattista è anche uno psicologo e prima o poi viene fuori l’anima. Spesso, a lavoro finito, piangono: perché la pittura li mette a nudo».
Quello che piace di Sartini è che, nonostante il successo, è una persona schietta, vera. Sarà che ha alle spalle anni di gavetta, perché «all’inizio le gallerie le dovevo pagare io, poi è arrivato il maestro Luigi Comolli (allievo di Segantini ndr): è a lui che devo tutto». Sarà che «lavoro dalle 6 e mezzo del mattino finché resisto, faccio una vita sacrificata: totale dedizione all’arte». Sarà che «sono un free lance, non dipendo da gallerie». È proprio questo suo essere al di fuori degli schemi del mercato dell’arte che gli permette di vivere come nel Rinascimento: lavora solo su commissione. Non ha il cellulare («e ora sto per vendere anche la macchina, così poi giro in carrozza... »). Ed è molto religioso («ma la prego non mi faccia sembrare bigotto. Mi interessa molto la ricerca del mistero dell’universo, che traduco nell’Embriocosmo»).
E allora non c’è da stupirsi se Sartini poi è diventato il ritrattista del Vaticano. Del giorno in cui ha presentato il suo ritratto a Giovanni Paolo II, racconta: «Quando le guardie svizzere hanno aperto le porte, ho sentito che entrava il vicario di Cristo. Nemmeno la regina Elisabetta mi aveva emozionato tanto». E il nuovo Papa? «A luglio mi hanno chiamato dalla Fabbrica di San Pietro e mi hanno chiesto un suo ritratto: il tempo era pochissimo, dovevo consegnarlo a ottobre». Oggi il tondo di 137 centimetri è esposto in San Pietro - mentre la sua riproduzione in mosaico nella basilica di San Paolo. Un lavoro durissimo, perché «il ritratto di un Papa deve essere serio e in foto Benedetto XVI sorride sempre: e quando ride il labbro si ritrae». Sorrideva anche quando gli hanno mostrato il ritratto: «Questo Papa vien voglia di abbracciarlo, emana luce».