«Sono emozionato come un debuttante»

«Sono terrorizzato all’idea di esibirmi a Roma. È la mia città, ci saranno amici, parenti... e se mi dimentico le parole dello spettacolo?» Simone Cristicchi, l’antidivo, questa sera è in concerto alla Sala Sinopoli del Parco della Musica, (ore 21). «Non sarà un concerto. È teatro-canzone come quello di Gaber. Sarà una sorpresa per i tanti che si aspettano il solito live».
E invece che cosa sarà?
«Lo spettacolo mi vede come attore, interpreto il personaggio di Pendolino che racconta vecchie storie di matti, aneddoti, canzoni. Non mancherà la proiezione di parti del documentario che ho realizzato sul mio viaggio tra gli ex manicomi d’Italia. E poi la lettura-recitazione inedita di alcune lettere che sono state lo spunto di tutto il progetto, in quanto scritte da degenti dell’ex manicomio di Volterra, agli inizi del ’900. Lettere mai giunte ai destinatari ma allegate alle cartelle cliniche dei pazienti, lettere volutamente dimenticate negli archivi».
Subito dopo la vittoria sanremese con «Ti regalerò una rosa» e l’annuncio della partenza del tour da Roma ha invitato i romani a riempire il teatro, quasi temesse di non riuscirci.
«Il fatto è che non sono ancora abituato a esibirmi in spazi grandi. Vengo dai club, dal Locale di vicolo del Fico, dal The Place nel rione Prati. Non è molto che cantavo nella canzone su Antonacci il mio sogno di esibirmi al Palalottomatica».
La vittoria a Sanremo, la pubblicazione del secondo cd «Dall’altra parte del cancello», un documentario e quasi contemporaneamente anche un libro, di cui tutti parlano molto bene.
«La cosa per cui vado più orgoglioso è di aver potuto pubblicare le lettere degli internati del manicomio di Volterra. Agli internati, infatti, era vietato spedire lettere. Quindi le scrivevano ma non venivano consegnate. A distanza di tempo mi è sembrato di offrire loro un risarcimento».
Chi sono i nemici dei matti?
«L’indifferenza. Spesso il matto diventa tale perché è la società che lo rende così. Condivido il pensiero di Franco Basaglia, lo psichiatra cui si deve la legge 180 e la chiusura dei manicomi. Diceva che la follia può avere anche cause sociali. Il cantautore ha il privilegio di osservare la realtà e di avere il tempo per raccontarla. Nella mia canzone il finale è tragico ma lascia aperta la speranza ed è un recupero di dignità».
Nel cd temi importanti. Sono lontani i tempi di «Vorrei cantare come Biagio Antonacci»?
«C’è la canzone sui matti e poi “Legato a te" dedicata a Piergiorgio Welby e al tema dell’eutanasia, e "Laureata precaria". Ma non mancano un paio di parentesi più leggere».
Gira su internet la canzone «Prete» che non è presente nei suoi cd dove critica in maniera energica i sacerdoti e la Chiesa.
«Qui a Roma la manda soltanto Radio Rock! Per quella canzone, scritta quando ero più giovane, mi hanno definito anche l’anticristo! Oggi la mia sola religione è il dubbio».