«Sono felice, mio figlio andrà al martirio»

La Tv di Hamas trasmette un video nel quale una madre esalta la missione suicida del suo ragazzo, seduto accanto a lei armato e vestito da kamikaze

da Gerusalemme

Quasi un adolescente, ha gli occhi come quelli di un gatto, dorati e vaghi, la barbetta lanuginosa; il fucile imbracciato, il cappellino di Hamas con la striscia verde e la divisa mimetica, guarda affettuoso l’anziana madre che parla e parla, col velo nero, il mitra in mano e il vestito a fiori bianchi. Il ragazzo fa quel sorriso imbarazzato dei figli quando i genitori li lodano in loro presenza. Ma il lungo discorso di lode non descrive le doti di bontà o di bravura del figlio: la madre legge di fronte alla telecamera con orgoglio l’annuncio della prossima morte del figlio come terrorista suicida. Esploderà con quanti più innocenti possibile. Lei dice: «Sono felice come non sono mai stata». Con questo video ha aperto cinque giorni fa il suo «prime time» Al Aqsa, la tv di Hamas. I nomi di mamma e figlio non sono noti, ma il video proviene da Gaza. Negli ultimi giorni l’escalation è evidente, la guerra bussa alla porta. La pioggia di kassam su Sderot porta ora il nome di Osher Twitto, 8 anni, che colpito con il fratellino Rami, ha perso una gamba e ora rischia la seconda.
Le unità di Hamas sono sotto tiro continuo. Ismail Hanje, il capo di Hamas, è sceso in clandestinità, sa di essere nel mirino. Ma nel frattempo, come dimostra il video dopo l’attentato di Sderot, oltre ai missili i terroristi suicidi sono di nuovo l’arma strategica di Hamas. La «shahada», il cosiddetto martirio, non aveva da anni una simile parossistica esaltazione, anche se molte volte le mamme si sono dichiarate felici di un figlio shahid già morto. Ora, si arriva in vita a negare perversamente proprio il rapporto più vitale, quello fra madre e figlio. Si sa adesso che il giovane non ha fatto in tempo a compiere l’operazione annunciata: è stato fermato per caso dall’attacco israeliano a un gruppo armato di kassam.
L’importanza data al video nelle notizie, il contenuto di quello che dice la madre, segnalano il ritorno della cultura del terrorismo suicida, quello della seconda Intifada. La madre, dunque, dopo aver annunciato di «non essere mai stata così felice», prosegue nella descrizione del suo amore materno spiegando: «Ho mandato a nozze 4 figli, e non ho provato tanta felicità come ora che grazie a Dio mando un figlio fino in Paradiso, grande come cielo e terra; spero che Dio eleverà mio figlio per cento scalini e lo sposerà con 72 vergini. Dico ai sionisti: noi abbiamo giovani determinati a morire! E dico alle madri musulmane: educate i vostri figli ad amare la morte dei santi». Questo invito non mancherà di fare il suo effetto a Jenin come a Ramallah o a Betlemme, oltre che a Gaza. Fatah non sa come porre un freno alla propaganda di Hamas: in un recente dibattito tv su Al Jazeera, Jamal Zakut, consigliere del premier Salam Fayyad, dice a Zalah Bardawil, esponente di Hamas: «Non vedi che in 30 anni il terrorismo non ci ha portato da nessuna parte»? E Bardawil senza complimenti gli risponde: «Zitto tu che non rappresenti nessuno, qual è l’alternativa che mi proponi, per quanti dollari vendi la patria»?
La tv saudita Al Arabja, a seguito dell’attentato di Dimona, riceve queste risposte da Khaled al Batash, leader religioso di Hamas: «Non si tratta di terrore, ma di azioni di guerra, terrorizzare i sionisti e in generale gli occidentali è indispensabile alla nostra battaglia». Ancora più chiaro il leader di Hamas Yunes al Asfel in un comizio ai giovani: «Così liberiamo non solo i palestinesi ma tutto l’Oriente dai tiranni, dai governi fantoccio e dai collaborazionisti... non resterà casa o tenda in cui non entrerà l’Islam, saremo presto i padroni del mondo. Chiediamo a Dio di uccidere i nostri nemici sia ebrei che arabi».
Sulla Tv c’è anche un altro chiarissimo messaggio: i video del lancio dei Kassam su Sderot che prima non erano mai firmati "Hamas" adesso ne portano il simbolo in alto a sinistra sullo schermo.
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