"Sono figlio di un campione e mi metto in gara tra i talenti"

Suo padre era Walter Chiari: Simone Annicchiarico è presentatore e musicista. Sabato debutta nel nuovo show di Canale 5 "Italia’s got Talent"

Appena senti il suo nome, pensi, eccolo qua, un altro raccomandato che, non sapendo come riempire le giornate, prova a fare la televisione. Poi, ci parli, vedi quanti anni ha, cosa ha fatto nella vita e cominci a farti scivolare addosso i pregiudizi. Simone Annicchiarico è il figlio di Walter Chiari (e dell’attrice Alida Chelli) e porta nella spigliatezza, nella gioia di vivere, nella brillantezza, nell’eclettismo, nel modo libero di pensare e agire, il marchio di fabbrica di papà. Volente o nolente, qualsiasi cosa faccia, da quel cognome deve ripartire. Soprattutto ora che debutta davanti al grande pubblico. Sabato presenterà su Canale 5 Italia’s Got Talent, puntata speciale di un nuovo show ripreso da un popolarissimo format inglese basato su una gara di talenti. Con tre giudici d’eccezione: Maria De Filippi, Gerry Scotti e Rudy Zerbi, presidente della Sony Italia. Insomma, due notissimi volti Mediaset lasciano lo studio a un collega più giovane e si siedono a fare gli spettatori-selezionatori. La De Filippi (che non si fa certo impressionare dai cognomi illustri) deve essere stata molto colpita da quel ragazzo che, quasi quarantenne, appare su La7 presentando con piglio particolare e grande naturalezza un argomento serio come il cinema. La conduttrice lo ha visto casualmente alla Valigia dei sogni, rassegna di film d’autore del canale Telecom.

Allora, Simone, molti diranno «bella forza, sei figlio di Walter Chiari, chissà quanti Pippo Baudo ti avranno aiutato...»
«Invece arrivo su Canale 5 adesso che ho 39 anni e solo per una serie di coincidenze. Baudo è un amico di mia madre, ma mai lo avrei disturbato, non appartiene al mio modus vivendi. E, veramente, vado in Tv solo perché mi hanno proposto un bel progetto e lo hanno fatto con insistenza e gentilezza. Mi hanno cercato anche per alcuni reality, ma ho rifiutato perché non rientrano nel mio modo di essere».

L’ha chiamata direttamente la De Filippi...
«Lo giuro: quando mi ha visto su La7, non m’ha collegato a mio padre. Lo ha realizzato dopo. Anche alla Valigia dei sogni ci sono capitato per caso, dopo che avevano letto un articolo su di me. Avevo tentato la Tv tanti anni fa, nel ’95, in uno show con Heather Parisi, fu un fiasco e quasi finii sul lettino di uno psicanalista».

Come si sente ora in vista di questo importante debutto?
«Tranquillo: per fortuna nella vita io non ho mete, né obiettivi, non ho in testa di diventare qualcuno. Certo, posso andare incontro a delusioni, le metto in conto, passo ad altro».

Lei è anche musicista e compositore. Ma cosa vuol fare nella vita?
«Tutte queste cose. Ho la fortuna di avere una casa di proprietà e non dover per forza guadagnare molti soldi. Ho studiato architettura, scienze politiche, fatto molte cose tra le quali il musicista (e devo dire che il mondo della musica richiede molti più compromessi della Tv)...».

Che cosa porta nel sangue di suo padre?
«L’assoluta disponibilità verso il prossimo, la generosità, il dono della sintesi, di cogliere il senso delle cose. E poi lo spirito d’osservazione e l’autoironia. Il senso dell’umorismo ti regala una grande libertà che quelli che si prendono troppo sul serio non avranno mai. L’unica mia fede da fondamentalista è il Milan».

Lei, cresciuto a Roma, milanista?
«Un altro lascito di mio padre, andavo con lui a San Siro a vedere Gianni Rivera».

Altri momenti indimenticabili con suo padre...
«Lui era tutto uno spasso. Come era sul palco, con me era mille volte di più. Si dice che avesse studiato tanto per diventare un grande. Non è vero, lui semplicemente era così come lo si vedeva in teatro e in Tv. Ci mettevamo ore per attraversare le piazze perché si fermava a parlare con la gente, improvvisava sketch... io lo dovevo tirare per la giacchetta “papà sono stanco andiamo a casa”, “papà dai arriviamo in spiaggia”, “papà quando mi compri sto gelato?”. Una volta eravamo in aereo, non partiva, i passeggeri cominciavano a innervosirsi, erano gli anni ’70 degli attentati, lui andò in cabina, prese il microfono e cominciò a far ridere tutti a crepapelle: è andato avanti finché non siamo sbarcati!».

Non sarà stato facile avere un rapporto con lui: con sua madre Alida si sono lasciati subito, l’avrà inseguito per tutto il mondo...
«Ma no, era bellissimo, ero sempre in giro, un po’ con mia madre, un po’ con mio padre... Proprio perché lui era un uomo così divertente e contemporaneamente così profondo, una sola giornata con lui mi bastava per un mese. Mi ha così dato tanto che, nonostante non sia più su questa terra, non mi manca».

Lei nacque quando suo padre era in carcere accusato (e poi prosciolto) per possesso e spaccio di droga...
«Io lo seppi a 12 anni, leggendo casualmente un giornale. Ma non ne fui scioccato. Ero così sicuro di mio padre che nulla poteva scalfire la sua immagine. Il suo arresto fu una di quelle manovre schifose che fanno i governi per distogliere l’opinione pubblica dai problemi seri. Rovinarono la vita a Lelio Luttazzi e anni dopo a Tortora, ma papà riuscì a continuare a lavorare».

Secondo lei, ci sono degli eredi oggi di Walter Chiari?
«No, non ne vedo, quella stagione lì non c’è più. L’unico che, in qualche modo, mi sembra gli sia più vicino è Beppe Grillo».

E lei?
«Figuriamoci. Io faccio tutt’altro. So bene che il confronto con mio padre, ora che arrivo su Canale 5, sarà inevitabile. Però sono passati così tanti anni, è tutta un’altra stagione, i giovani non lo ricordano. E comunque io sono sereno».