«Sono figlio dei Faraoni e dell’Islam»

Le origini e il destino d’un uomo: «Ho assorbito il loro latte e mi sono nutrito della loro letteratura e della loro arte»

Signore e signori \ un giornalista estero mi disse al Cairo che nel momento in cui fu pronunciato il mio nome per il Premio cadde il silenzio e molti si domandavano chi io fossi. Permettetemi quindi di presentarmi nel modo più oggettivo e umano possibile. Sono il figlio di due civiltà che, in un certo momento della storia, si sono unite in un matrimonio felice. La prima di esse, datata 7mila anni, è la civiltà dei Faraoni; la seconda, datata mille anni, è la civiltà islamica. \. Non parlerò delle conquiste delle civiltà dei Faraoni né della nascita degli imperi. Grazie a Dio, questo è diventato un ricordo stantio che mette a disagio la coscienza moderna. Nemmeno parlerò della scoperta dell’esistenza di Dio e della sua introduzione nell’alba della civiltà umana. È una lunga storia e non c’è nessuno di voi che non conosca il re-profeta Akhenaton. Non parlerò dei successi di questa civiltà nell’arte e nella letteratura e dei suoi noti miracoli: le Piramidi, la Sfinge e Karnak, dal momento che chi non ha avuto la fortuna di vedere questi monumenti ha letto di loro e ha riflettuto sulle loro forme. \
Ascoltate allora questo episodio storico: gli antichi papiri riferiscono che il faraone era venuto a conoscenza di una relazione colpevole tra alcune donne dell’harem e uomini della sua corte. Ci si aspettava che li facesse giustiziare, secondo lo spirito del suo tempo. Invece, egli convocò alla sua presenza degli scelti uomini di legge ai quali chiese di investigare su quanto egli aveva scoperto. Egli disse loro che voleva la Verità per potere eseguire la condanna con Giustizia. Questo modo di comportarsi è, secondo me, più grande rispetto alla fondazione di un impero o alla costruzione delle Piramidi. La dice di più sulla superiorità di quella civiltà rispetto ad ogni ricchezza o splendore. Ora quella civiltà se ne è andata - è solo una storia del passato. Un giorno sparirà anche la grande Piramide. Ma Verità e Giustizia rimarranno finché l’Umanità avrà una mente speculativa e una coscienza viva.
Per quanto riguarda la civiltà Islamica non parlerò del suo appello per stabilire un’unione tra l’Umanità tutta sotto la protezione del Creatore, basata sulla libertà, l’uguaglianza e il perdono. E nemmeno parlerò della grandezza del suo profeta, poiché tra i vostri pensatori ci sono coloro che lo considerano il più grande uomo della storia. Non parlerò delle sue conquiste che hanno fatto erigere migliaia di minareti che richiamano al culto, alla devozione ed al bene attraverso vasti territori che vanno dai dintorni dell’India e della Cina fino ai confini della Francia. Non parlerò neanche della fraternità tra religioni e razze che è stata raggiunta nel suo abbracciare uno spirito di tolleranza sconosciuto all’Umanità sia prima sia adesso.
Presenterò invece questa civiltà in una situazione drammatica riassumendo uno dei suoi tratti più notevoli: in una battaglia vittoriosa contro Bisanzio i prigionieri di guerra furono restituiti in cambio di una quantità di libri del retaggio filosofico, medico e matematico dell’antica Grecia. Questa è una testimonianza del valore dello spirito umano nella sua richiesta di conoscenza, anche se chi chiede è un credente in Dio e chi offre è un frutto di una civiltà pagana. Fu il mio destino, signore e signori, essere nato in seno a queste due civiltà, di assorbire il loro latte e di nutrirmi della loro letteratura e della loro arte. Poi bevvi il nettare della vostra ricca ed affascinante cultura. Dall’ispirazione di tutto questo - ed anche dalle mie ansietà - le parole sgorgarono da me. Queste parole hanno avuto la fortuna di meritare l’apprezzamento della vostra onorata Accademia che ha coronato il mio sforzo con il grande Premio Nobel. Grazie a nome mio ed a nome di quei grandi defunti costruttori che hanno fondato le due civiltà. \