«Sono io il candidato, rivincerà l’Italia moderata»

«Confindustria e Confcommercio ci dicono sempre che cosa fare, ma non come». Montezemolo: «Da noi solo proposte concrete»

Gianni Pennacchi

da Roma

Bando agli indugi, alle illazioni, ai dubbi e alle incertezze: Silvio Berlusconi resta alla guida della Casa delle libertà, sarà lui a portare l’alleanza di governo alle urne con l’obiettivo di vincere ancora. Un obiettivo affatto disperato, se «siamo al 48,2% come la sinistra»; e se anzi ci si impegna a convincere quel «10%» di zoccolo duro astensionista, si può addirittura «superare il risultato» delle precedenti elezioni. Qualcuno s’allarma per le fughe? Bisogna invece esser contenti, perché «se ne vanno i mestieranti della politica». Altri lamentano un suo freno al ritorno de proporzionale? Non è vero, Forza Italia è aperta e disponibile, semmai son Lega e An che vogliono soltanto «aggiustamenti» alla legge in vigore, il cosiddetto Mattarellum. Piuttosto, avanti col partito unico del centrodestra, la «casa comune dei moderati». Avanti ma senza fretta però, perché alle elezioni dell’anno prossimo è meglio andare con tutti i simboli di ogni partito, anche il più piccolo, per «non perdere nemmeno un voto».
Non che ieri, parlando a lungo e a braccio al Consiglio nazionale di Forza Italia radunato al Capranica, il premier abbia già aperto la campagna elettorale. Però ne ha delineato le strategie e i contorni, facendosi in quattro per galvanizzare e spronare i suoi, e chiudendo nettamente una pagina di sussurri e incertezze che gravava sulle sorti della Cdl. Non a caso, ancor prima che il parlamentino forzista chiudesse i lavori approvando per acclamazione un Odg che dà il via libera al partito unitario e rivendica la leadership di Berlusconi, tra i primi a congratularsi per il passo avanti del premier s’è registrato proprio Pier Ferdinando Casini, che in molti volevano tra i propugnatori invece del passo indietro. La questione di chi sarà il candidato premier per il centrodestra nel 2006 «era già stata chiusa» nella recente colazione di lavoro organizzata appunto dal presidente della Camera e alla quale partecipavano anche Gianfranco Fini e Marco Follini, ha poi spiegato il presidente del Consiglio ai giornalisti, «su questo tema non c’è nessun problema neanche da parte dell’Udc, nessuno ha mai espresso dubbi sulla mia premiership nel 2006». Certo, quando e «se ci sarà il nuovo partito dei moderati, ci saranno regole per scegliere il protagonista, e io sarò disponibile» ha proseguito; però la nuova formazione, per la quale domani s’avvia la Costituente, nascerà dopo il responso delle urne, alle quali «dobbiamo presentarci, anche per un fatto tecnico, con tutti i simboli». La riforma della legge elettorale? «Abbiamo tempo per riflettere sino al 10 settembre - ha ribadito Berlusconi spiegando che - noi di Forza Italia siamo aperti a qualsiasi soluzione, non abbiamo remore»; però «da An e Lega vengono indicazioni che sono favorevoli ad un miglioramento del Mattarellum».
Qualcuno dubitava della volontà di Berlusconi di restare al suo posto, senza abbandonare il timone? «Non potrò mai lasciare l’impegno politico che mi vede in campo insieme a voi», ha detto alla platea dei suoi, «per non deludere» gli elettori e loro stessi che si apprestano «con rinnovato entusiasmo» alla prossima battaglia delle elezioni politiche. Serpeggia lo sconcerto per le notizie di defezione e le voci di nuove imminenti fughe, ma niente paura amici, anzi gioite, «quelli che sono passati dall’altra parte mi rendono lieto perché qui non li voglio», rilancia il leader spiegando che Fi non è il partito «dei mestieranti e dei politicanti di professione. Questi non devono avere posto tra di noi». E per amor di bandiera chiudete le porte al disfattismo, che sian rigettate le voci di sventura. Chi l’ha detto che gli avversari hanno già la vittoria in tasca? Anzi, la Cdl può conseguire un risultato «addirittura superiore a quello che è stato il risultato delle ultime elezioni».
Cifre alla mano, ovviamente. E qui il Cavaliere ha sfoderato un sondaggio, più che affidabile e fondato ovviamente, ove si deduce che il centrosinistra «è al 48,2% e il centrodestra, con tutti coloro che non sono collocati a sinistra, al 48,2%». Ovviamente «non possiamo dire di no a nessuna di queste presenze nell’area di centrodestra» ha spiegato, perché radicali, Dc di Rotondi ed estrema destra di Alessandra Mussolini totalizzano esattamente il «4,5%» di forza elettorale. Tant’è che i due blocchi sono ora in parità, ma «abbiamo dieci mesi per recuperare, coinvolgendo in mille attività i nostri concittadini che diventeranno poi essi stessi persone in grado di convincere altri, secondo una catena di sant’Antonio positiva». Però occorre ottimismo, e crederci davvero nel bis del 2001, Berlusconi si offre come esempio e dimostrazione alle sue truppe: «Ho vinto il cancro, ho vinto la calvizie... Questo vuol dire che chi ci crede ci riesce».
Così ha tracciato già il decalogo per la campagna elettorale, specificando che «questa volta un po’di cattiveria dovremo mettercela anche noi». E per esemplificare, dopo aver parlato di Romano Prodi e dell’«euro che ci ha fregato tutti» ha spiegato: «È importante l’argomento, il tema e anche la singola battuta. Io ad esempio, oggi ho usato due volte l’euro di Prodi. L’euro è percepito male dalla gente, quindi legatelo a Prodi che ce lo ha dato». E ancora ad esemplificare, giù una raffica di nuovi slogans da utilizzare: «Forza Italia è capace di amare, la sinistra sa solo invidiare», «siamo la gente che non vuole i comunisti al governo», «per il tuo futuro più sicuro, vieni anche tu con noi» (tant’è che la tessera promozionale per giovani e anziani costa ora «soltanto 10 euro all’anno»).
«Dal 15 settembre, al lavoro per la campagna elettorale», ha incitato annunciando a tutti i deputati e i senatori «la conferma del proprio collegio». Ha promesso «una scuola per andare in tv», la preparazione di «video sulle promesse mantenute del contratto siglato con gli italiani», manifestazioni «in piazza, nei parchi, tra la gente». E per fermare la sinistra «disfattista e professionista nel distruggere», quella «che vince coi brogli come in Puglia», maestra nel «far diventare i suoi 133 voti con un piccolo tratto di penna 199», in ogni collegio elettorale ci sarà una pattuglia di «difensori del voto» composta da «avvocati, ragionieri e notai», affinché in ogni seggio ci siano controllori «capaci di arginare la professionalità della sinistra».
Dunque avanti, con entusiasmo. Il viatico di Berlusconi era già nelle prime battute del suo intervento: «Non sono affatto pessimista, sono intimamente convinto che l’Italia disponga di cittadini intelligenti e che continuerà a privilegiare con il suo voto la scelta di una responsabilità di un governo affidato ai moderati. Succederà anche la prossima volta».