La mia denuncia ai giudici: pratica archiviata per infondatezza

"Sono io a rischiare il carcere. Laggiù la legge funziona così"

Anche la storia di Segal è esemplare. Lei, egiziana, sposa un marocchino, e con lui ha due figli. Ma al marito non basta una sola moglie così torna in Marocco e si risposa. A malincuore, lei accetta il nuovo matrimonio. Quando però il consorte fa venire in Italia la seconda moglie, Segal non vuole convivere con lei e denuncia il marito. Lui scappa in Marocco insieme alla seconda moglie, ai due figli di questa e ai due figli più piccoli di Segal.Nonostante le denunce (per bigamia e violenze), gli esposti alla magistratura, gli appelli all'ambasciata egiziana e marocchina, Segal non riesce a farsi affidare i figli.

Dopo sei anni di sofferenze, organizza un colpo di mano. Va in Marocco, li prende davanti alla scuola e fugge in Libia da dove poi si trasferisce in Egitto. Ora a rischiare il carcere è Segal. Quando esce di casa, si guarda sempre le spalle. Il marito non ha mai smesso di braccarla. E quando un uomo le si avvicina, ha un sussulto di paura. Il marito glielo ha giurato: «Ti ammazzerò».

«Quelle parole continuano a riecheggiare nella mia mente - dice -. Tutta la mia esistenza è segnata da questa minaccia. Se trovo la forza di andare avanti è solo per amore dei miei figli. Mio marito sa che questa è la mia debolezza, ma anche la mia forza, e gioca con me come il gatto farebbe col topo. Ho chiesto aiuto a un avvocato, ma le mie scarse risorse economiche non mi permettono di pagare quanto lui mi chiede. Io mi arrangio a facendo le pulizie in un palazzo, ma mi pagano solo 300 euro al mese. Una cifra che non mi basta per mangiare, figuriamoci per pagare un avvocato. Altri lavori non sono in grado di farne. Mio marito mi ha sempre proibito di lavorare o studiare: tu sei solo la mia serva, mi diceva. E come tale mi ha sempre trattata».