«Sono Josey, unica donna nell’inferno delle miniere»

Mariangiola Castrovilli

da Londra

«North Country è un film drammatico che pur parlando di lotta per il lavoro evita le ideologie antipadronali. Abbiamo cercato di raccontare un mondo duro come quello della miniera attraverso l’umiliante esperienza di una donna che cerca tuttavia di conservare la propria dignità». Charlize Theron, premio Oscar nel 2004 per Monster, parla con passione del suo ultimo film, diretto dalla regista neozelandese Niki Caro e che da noi arriverà a gennaio.
«Il mio personaggio, Josey Aimes, non è Norma Rae o Erin Brockovich, donne che entrano in una stanza e subito immagini che facciano o dicano qualcosa di storico. Josey deve fronteggiare le molestie sessuali in una puzzolente, sinistra miniera dominata da uomini infuriati dall’arrivo delle donne perché pensano possano rubare loro il posto».
Sorseggiando una spremuta di arance organiche, che ha chiesto sottolineando «organiche», la Theron sorride pensando ai commenti della gente quando stava per girare North Country: «dicevano "come, ancora un brutto film?" riducendo così solo all’apparenza fisica, in maniera più che semplicistica, l’importanza di un lavoro. È chiaro che il termine di paragone è l’Aileen di Monster, dove ero totalmente brutta, ma non senza virtù. Infatti di solito dimentichiamo che personaggi come quello hanno una dignità propria, Aileen infatti nasconde il suo appeal perché ha deciso di morire, lasciando un posto che non le è congeniale e molti vedono in lei una perdente. Per me, invece, è una persona incredibilmente piena di speranza».
La Josey di North Country è «all’opposto, la più popolare ragazza del college, diventata però completamente introversa dopo molteplici esperienze negative, compresa quella di essere stata violentata e messa incinta da un professore al college. Però nonostante tutte le avversità finirà per vincere alla grande perché, diventata più forte, lotta strenuamente per quello in cui realmente crede sia giusto».
Per preparare North Country, ambientato negli anni Ottanta in città minerarie come Eveleth, Virginia, Hibbing e Chrisholm nel Minnesota, dove il freddo è quasi insopportabile, la Theron, insieme al resto del cast (Sissy Spacek, Frances McDormand, Woody Harrelson e Richard Jenkins), per tre settimane ha frequentato intensamente la gente del luogo, bevendo insieme nei pub e ascoltando le loro storie. «Siamo stati molto fortunati a essere invitati nelle loro case - ricorda l’attrice, che a Los Angeles ha appena firmato la stella con il suo nome sull’Hollywood boulevard - perché interagendo con le loro famiglie tutto è diventato subito più facile e più veloce, pensi che Sissy ha addirittura imparato a fare lo strudel di mele secondo la ricetta locale. Gente chiusa, certo, ma che ha cominciato a credere nel nostro desiderio di raccontare con onestà le effettive condizioni di lavoro per le donne nella miniera di Iron Range, dove si è svolto il primo processo mai celebrato negli Stati Uniti per molestie sessuali sul posto di lavoro. Ed è stata un’esperienza che non dimenticherò mai anche perché per buona parte del film vado in giro con un camioncino scassato con cui avevo molta familiarità, visto che sono cresciuta in una fattoria a Benomi, vicino a Johannesburg, una comunità molto simile ai posti dove abbiamo girato».
Quello che Charlize non racconta è invece la sua personale familiarità con la violenza, come quella che ha dovuto sopportare quando sua madre uccise, per legittima difesa, suo padre, tornato a casa una sera sbronzo e aggressivo e pronto a minacciarle con una pistola.