«Sono libero e resto qui. La Roma? Mai sentita»

Carlo Ancelotti non è il tipo da negarsi ai vecchi amici ma nemmeno disposto a procurarsi, gratuitamente, inimicizie a Londra come in Italia. «Ho promesso a tutti che riprenderò a parlare appena avrò un nuovo datore di lavoro» è il suo motivetto ripetuto a ogni telefonata con tanto di richiesta, ufficiale o amichevole che sia, di intervista. Per fortuna di molti di noi, Carlo Ancelotti è anche un libro aperto, così non è difficile ricostruire giudizi e programmi, verità taciute sul rapporto tormentato con Abramovich. A sciogliere le sue tensioni, oltre che il ritorno per qualche giorno tra le sue radici, ha di sicuro provveduto l’elogio pubblico e solenne ricevuto nel corso del raduno inglese degli allenatori della Premier, a Londra. «C’era anche Fabio Capello, Ferguson è stato molto carino nei miei confronti» il sintentico racconto dell’interessato. A leggere agenzie e resoconti, invece, non è stato un intervento qualunque. Sir Alex, premiato dai suoi colleghi, ha quasi dedicato il successo al suo vecchio amico italiano. «Hai avuto un grande coraggio a venire nel nostro calcio, sei un fantastico uomo» le frasi dello stagionato leader dell’United scandito da un applauso, perchè avvenuto in video-conferenza. «Ferguson è stato molto carino, quelle parole vanno al di là della semplice amicizia» la risposta dell’italiano.
Carlo Ancelotti è un tecnico virtualmente libero. Nel senso che ha raggiunto col Chelsea una intesa, sottoscritta dalle parti, che consente al tecnico di liberarsi appena avrà a disposizione un’offerta di lavoro considerata soddisfacente. Fino a quel che giorno, sarà stipendiato dai Blues. Con i quali il rapporto è rimasto intatto, per niente compromesso dalla decisione di Abramovich che ha invece interrotto il rapporto di fiducia col tecnico. «Il Chelsea resterà nel mio cuore» è la frase ripetuta da Carlo ai suoi amici e a chi gli ha provato a sondare sui suoi retropensieri. Diversa invece la risposta appena viene pronunciato il nome di Roman Abramovich. «No comment» è il suo ostinato catenaccio. Mai raggiunta la sintonia, aperto il suo dissenso per il siluro inflitto a Wilkins. Secca anche la smentita circa un improbabile sondaggio romanista. «Mai parlato con nessuno, né vecchia né nuova società» è il suo punto sulla vicenda reso ad Adriano Galliani nel corso di un cordiale colloquio telefonico. Perciò è possibile che i successori della famiglia Sensi abbiano attinto al Chelsea le notizie sul contratto di Ancelotti e abbiano deciso di inseguire altre ipotesi, senza approfondire il tema col diretto interessato. Tanto per fare un nome e un cognome: Bruno Conti è un vecchio sodale di Ancelotti, gli sarebbe bastata una telefonata per capire al volo margini di trattativa ed intenzioni di trasferirsi a Roma, mai negate nemmeno in passate interviste. «Come faccio a dire no alla Roma e ai romanisti?» la sua frase preferita. E invece niente.
Perciò il piano di Carlo Ancelotti è scontato. «Se ne starà alla finestra» raccontano i suoi amici che l’hanno raggiunto in un ristorante sulle colline parmigiane i quali non hanno mai smesso di consultarlo anche nei giorni più complicati della sua missione londinese. Chissà come si dice in inglese «stare alla finestra», senza cedere alla fretta e neanche a proposte di basso lignaggio, tipo Wast Ham. Anche perché il flop più recente, per Carlo, è conseguenza diretta degli infortuni, tanti, troppi, patiti nella stagione e del rendimento dei due acquisti di gennaio, specie Fernando Torres, condizionato da una preparazione fisica ridotta. Di sicuro Londra è il suo punto di riferimento. «A Londra si vive benissimo» è la sua chiosa. Specie poi nella casa occupata a pochi chilometri dal centro sportivo del Chelsea, dettaglio contrattuale ancora in discussione con i manager amministrativi dei Blues. «Ma il Milan chi prende?». Alla fine è Ancelotti a fare le domande e a prendere appunti dopo i complimenti di rito ad Allegri («È stato proprio bravo»).