«Sono un mafioso». Così minacciava le liceali

(...) molestava ragazzine minorenni fuori da tre licei del centro di Genova, il D’Oria, il Cassini e il Barabino. È stato fermato con l’accusa di violenza sessuale continuata dai carabinieri della compagnia di Portoria che indagavano sul suo caso da diversi mesi.
Il fermo emesso dal Gip del tribunale di Genova riguarda violenze nei confronti di tre ragazzine tra i 16 ed i 17 anni, ma gli uomini dell’arma ritengono che le vittime del molestatore siano almeno una decina e gli investigatori temono che la lista delle giovani soggiogate dal maniaco non sia finita qui: nella casa dell’uomo, infatti, sono stati ritrovati numerosi video pedopornografici, una rubrica con un centinaio di numeri di telefoni cellulare intestate a minori e book fotografici che ritraggono le giovani in biancheria intima e pose osè. Non solo, ma sul suo portatile i carabinieri hanno trovato immagini di ragazzine in abbigliamento intimo sia scattate che ricevute attraverso mms. Il bidello che svolgeva il suo lavoro in un asilo del centro storico, aspettava le sue «prede» fuori dalle scuole. Le sceglieva tra quelle che apparivano più fragili e indifese, tanto che tutte risultano essere persone che hanno scarsa confidenza con i genitori o figlie di divorziati. Riusciva a coinvolgerle parlando con loro, creando una sorta di confidenza. Le invitava a bere qualcosa al pub e le circuiva con atteggiamenti affettuosi e cercava di corromperle con del denaro utile per l’acquisto di ricariche telefoniche o jeans.
Dopo aver subito rapporti sessuali le minorenni venivano minacciate dall’uomo, di origine siciliana (proviene da un paese vicino a Messina) dicendo di essere un mafioso e di poter fare del male a loro e alle famiglie. I carabinieri hanno ricostruito il tutto dopo le denunce del personale del liceo D’Oria insospettito dalla presenza, fuori dall’istituto, dell’uomo con alcune ragazze che spesso lasciavano la scuola prima della fine dell’orario giustificandone la presenza come dello zio venuto a prenderle. «Zio» era anche il nome con cui si faceva chiamare dalle sue vittime. I militari lo hanno pedinato per diverso tempo immortalandolo in filmati che lo ritraggono in piazza De Ferrari intento a accattivarsi la simpatia delle giovani con abbracci, carezze e baci. Ora i carabinieri chiedono alle ragazze che sono state in contatto con il bidello di non aver paura a denunciare.