«Sono ottimista: c’e ancora crescita per le Tlc»

Domani Pietro Guindani sale di un gradino: da amministratore delegato a presidente di Vodafone Italia. A sostituirlo, come da tradizione, un uomo della covata Vodafone, Paolo Bertoluzzo.
Le voci, chiediamo subito in questa intervista, sono di un suo trasferimento a Newbury, quartier generale del primo gruppo mondiale di telefonia mobile.
«Il mio lavoro è in Italia. Come presidente mi dedicherò ai rapporti con le istituzioni e le Autorità di regolamentazione. La strada dello sviluppo del mercato passa dalle politiche della concorrenza e dalle regole che si fissano».
Si ha l’impressione che i toni delle battaglie regolamentari si siano abbassati.
«Il nostro approccio è costruttivo, competiamo sul mercato e collaboriamo con l’Autorità».
Indossa già l’abito del diplomatico?
«Ho detto che competiamo sul mercato. In Italia, secondo i dati della Commissione Ue, la diffusione della banda larga fissa è di tre punti inferiore alla media Ue, e di 7-8 inferiore a Inghilterra e Germania. Vuol dire che il grado di concorrenza è ancora basso».
Franco Bernabè ha messo in bilancio qualche centinaia di milioni per chiudere le partite legali con i concorrenti e ha impostato l’apertura della rete fissa dell’ex monopolista. Soddisfatti?
«Le dichiarazioni di principio sono condivisibili, ma contano i fatti. Sono necessarie misure regolamentari aggiuntive rispetto a quelle, peraltro buone, del 2002. Poi sulle modalità con le quali Telecom intende aprire la sua rete, non abbiamo pregiudiziali».
In concreto, che cosa chiedete?
«Da un punto di vista industriale è necessario ottenere un utilizzo paritario della rete fissa tra tutti gli operatori, quindi parità di condizioni tecnico-economiche di accesso e neutralità tecnologica tra rame e fibra. Il perimetro dell’accesso dovrà includere la rete di nuova generazione per impedire un nuovo monopolio di fatto. Non meno importante è la dinamica competitiva commerciale: è necessaria l’assoluta separazione delle banche dati sia relative ai servizi di rete sia ai dati di traffico dei clienti di cui dispone Telecom, impedendo uno svantaggio competitivo per gli altri operatori e offerte incrociate dell’ex monopolista. Con un importante pre requisito: una struttura di governance sulla rete che garantisca ex ante e non ex post pari trattamento per tutti».
Come vede il futuro del mercato della banda larga fissa?
«L’Italia ha di fronte una straordinaria opportunità: che sulla banda larga si replichi il successo avuto nel mercato della telefonia mobile negli anni ’90. Allora si puntò sulla concorrenza e tutti vinsero. Tim, ad esempio, non è più l’operatore dominante, ma ha il 40% di quota di mercato, ha avuto una crescita straordinaria ed è il primo player nel mercato più importante d’Europa. Quindi più concorrenza anche sul fisso fa crescere le dimensioni del mercato e i volumi di traffico, a vantaggio di tutte aziende che investono e lanciano nuovi servizi, incluso l’incumbent».
E sul mercato della telefonia mobile invece siete soddisfatti?
«Sì, il contesto competitivo è aperto e offre spazio a tutti gli operatori, anche quelli virtuali. A testimoniarlo c’è il successo della portabilità: dal 2002 ben 14 milioni di clienti hanno cambiato operatore conservando il numero di telefonino. Il rapporto della commissaria Reding riconosce che la portabilità è il principale motore della concorrenza nel mobile. Quanto a Vodafone la tendenza è di una forte crescita dei volumi di voce e dati che compensano a livello di ricavi il calo dei prezzi: l’anno scorso abbiamo venduto il 20% del traffico in più con prezzi in discesa di circa il 15%, prima del taglio dei costi di ricarica».
Con questi tassi di crescita non c’è il rischio di saturazione anche per la rete mobile?
«Certo. Pensi che per quanto ci riguarda il traffico mobile dei dati è cresciuto del 400% nell’ultimo anno. Il tema dell’accesso è fondamentale non solo per la telefonia fissa. È necessario accelerare la distribuzione di maggiore banda anche sulla rete mobile, per gestire al meglio i volumi di crescita. Il processo di riallocazione è stato avviato dalle autorità e ci sono buone possibilità che l’Italia sia il primo Paese europeo ad aprire la banda 900 Mhz all’Umts».
Ci faccia capire. Attraverso le nuove tecnologie della telefonia mobile, si potrà portare banda larga anche con i cellulari non solo attraverso la tradizionale rete fissa?
«È già così. Stiamo dirigendoci verso un grande mercato delle comunicazioni totali dove gli operatori lavorano a 360 gradi, integrando rete fissa e mobile, servizi voce e dati. Il cliente può scegliere come soddisfare le sue esigenze indipendentemente dalla tecnologia. È uno strumento formidabile contro il digital divide. È la nostra strategia, per questo abbiamo lanciato sul mercato offerte commerciali fisso-mobile e acquisito Tele2».
Pagandola cara, sostengono gli analisti. Più di 500 milioni di euro...
«Vodafone ha pagato 775 milioni per Tele2 Italia e Spagna. A dicembre Tele2 Italia aveva 2,6 milioni di clienti, di cui 510mila a banda larga. Il valore dell’azienda è in tutti e due i segmenti di clientela. Inoltre Tele2 ha in Italia una importante rete infrastrutturale, con quasi mille nodi di accesso, oltre all’avviamento commerciale e al marchio».
Lo manterrete?
«Almeno per un paio d’anni, sì. Poi valuteremo se integrarlo completamente. Abbiamo comprato pagando il prezzo di mercato. E portiamo a casa l’accelerazione della nostra strategia di sviluppo nella telefonia fissa in Italia».
A proposito siete interessati anche voi a Tiscali?
«Ho letto che stanno per essere incaricate delle banche d’affari per valorizzare la società, ma non posso commentare notizie su una società quotata in Borsa».
Avete un margine sui ricavi del 50%. Ragguardevole, ma in discesa.
«Vodafone Italia ha la struttura di costi più efficiente in Europa. Inoltre investiamo il 10% dei ricavi, 900 milioni di euro l’anno. La contrazione dei margini è effetto della concorrenza. Ma non ci preoccupa: abbiamo aumentato a due cifre la quantità di minuti venduti e moltiplicato per cinque il traffico dati, compensando in parte la caduta dei margini. E poi, come dicevo, c’è il mercato della banda larga con potenzialità di crescita fortissime».
Il settore delle Tlc è stato pesantemente ridimensionato in Borsa. Il mercato è meno fiducioso di Lei sullo sviluppo e la redditività del settore?
«Nei prossimi cinque anni c’è un grande potenziale non sfruttato. Ci aspettano anni di sviluppo tecnologico delle reti di trasmissione e nuovi terminali polifunzionali che facilitano l’accesso. Ciò permetterà di vivere in rete. I prezzi per la clientela diminuiranno, e i volumi saliranno. Sono ottimista».