Sono pazzi questi finiani. L’ultimo mito del Fli è il direttore del "Fatto"

Pantheon: da Santoro ad Asor Rosa e Padellaro. E' lo strabismo anti-Cav del "Secolo d'Italia"

Roma Barra a destra. Perché se «il Popolo della libertà e la sua classe dirigente sembrano avere perso la bussola», come si leggeva ieri nell’editoriale del Secolo d’Italia, Futuro e libertà, a differenza del Pdl, ha le idee ben chiare sul binario che dovrà imboccare il nuovo partito.
Saranno moderati, «lavoriamo a una destra europea», spiegava ieri la direttrice Flavia Perina nel fondo. Seguiva intervista ad Antonio Padellaro, direttore del Fatto quotidiano, ex direttore dell’Unità. Uno che con la destra - italiana europea e mondiale, liberale o identitaria - non ha nulla a che vedere. Uscito dal quotidiano della sinistra perché la sua linea era un po’ troppo a sinistra anche per il suo editore, che è un esponente Pd, ai fillini ha spiegato che Berlusconi sembra un vecchio democristiano, ma che i vecchi premier Dc non avevano pendenze con la giustizia. Poi ha sostenuto che il governo, del quale fa parte anche Fli, durerà poco.
Il fatto è che, se a parole la collocazione destrorsa è garantita, il pantheon di Fli, così come emerge dal Secolo d’Italia - resta popolato di idee, personaggi e fantasmi della sinistra. E non da ieri. Due giorni prima di Padellaro, era stata la volta di Luciano Canfora, storico marxista che spiegava ai fillini il caudillismo e il populismo di Berlusconi e li incoraggiava in vista di un possibile flop elettorale: «La conta dei numeri non significa niente», perché come diceva Aristotele, «nella nozione di democrazia non è importante la nozione del numero, bensì i soggetti sociali». Musica per le orecchie di un partito allo stato nascente con i sondaggi non del tutto lusinghieri. Una tesi - si potrebbe comunque obiettare - in sintonia con gli eredi della vecchia destra postfascista e corporativista.
Ma a sfogliare gli altri personaggi di riferimento, si rafforza il dubbio che la nuova destra abbia perso del tutto punti di riferimento. Oppure che preferisca trovarli tra quelli che appartengono in qualche modo al passato della sinistra. È il caso di Alberto Asor Rosa. È stato lo storico, animatore dell’ultima stagione di Rinascita, a cercare il Secolo d’Italia, dopo che il quotidiano finiano aveva scritto in prima pagina «Noi possiamo capire Asor Rosa». Il titolo suscitò qualche ilarità anche a sinistra, ma spinse lo storico a ricambiare con un affettuoso «Anche Asor Rosa – a quanto sembra – può capire “voi”».
Gettonatissimo Michele Santoro, intervistato in occasione del lancio di Annozero, per raccogliere il grido di dolore dei giornalisti Rai: «Viviamo tutti sotto controllo». Citatissimo e intervistatissimo anche Michele Serra. L’ultima era intitolata «La scommessa di Fini contro il cesarismo» e i lavori del corsivista di scuola Pci venivano presentati come «una lettura immancabile per tanti militanti del Fronte della Gioventù». Se la lente si allarga e dal Secolo si includono gli altri media finiani, come il sito della fondazione Fare Futuro, i punti di riferimento di Fli crescono di numero e comprendono personaggi che vanno da Miriam Mafai a Michele Salvati fino a Barbara Spinelli. Più difficile trovarne qualcuno di destra. Il nuovo partito di destra, insomma, arriverà presto. Ma i tempi di costruzione del pantheon si annunciano molto più lunghi.
AnS